Dove è internet? Internet non è l’etere, ma un computer in un edificio da qualche parte negli USA... Photo credit: Akela999 by pixabay
Dove è Internet? Un po’ di anni fa, mio padre che mi vede come un Salvatore Aranzulla tascabile, mi chiese aiuto per caricare delle foto sulla più famosa piattaforma social. Dopo averlo interrogato sul problema mi rispose: “Voglio caricare delle foto su Facebook ma non voglio che le veda nessuno!”
Ridendo, sottolineai l’ossimoro ma mi sorse il dubbio che gran parte degli “adulti” non fossero del tutto consapevoli di cosa stavano facendo sul web. Oggi è ancora così?
“Lo metto sul cloud”. “Carico questo selfie su internet”. “Ero su internet e ho visto…”. Espressioni quotidiane che abitano anche i vicoli dei borghi italiani più sperduti. Sì proprio quelli fatti interamente di tufo, dove internet non prende.
Considerare internet come un luogo è ormai scontato, il linguaggio ne è solo un sintomo. Sempre di più siamo stati spinti dall’entusiasmo e abbiamo caricato documenti online. Perdendo di vista il vero significato di questa azione.
Eppure sembra tutto chiaro. Basti pensare che da quando è stato inventato, agli inizi degli anni sessanta, in piena guerra fredda, il web ha avuto un unico obiettivo: connettere tutti i computer del mondo tra di loro. I computer, non le persone.
Per quanto siano poi le persone ad interagire, la rete permette esclusivamente ai computer di scambiarsi informazioni attraverso cavi lunghissimi, di rame o di fibra ottica.
“Ah, come il telefono!” Non proprio. Prima nel telefono l’informazione veniva trasportata in modo immediato e quindi non veniva depositata. Adesso nel web invece l’informazione viene sempre depositata dentro un altro computer.
Le foto sul cloud, quelle delle vacanze anche quelle dei social, si trovano in questo momento in una stanza piena di computer, o meglio server, con l’aria condizionata.
I data center, sono edifici dove quasi tutti i piani sono adibiti ad ospitare quantità enormi di dati che arrivano da internet e che appartengono a computer molto distanti.
Questi centri sono di proprietà di aziende private, solitamente aperte a questo scopo, e grazie a loro internet può essere vastissimo, quasi illimitato.
Un esempio sarebbe potuto essere Google, che nel 2015 contava di possedere così tanti server da disporre di 10 miliardi di gigabyte. Ma oggi è sicuramente Amazon a dominare il campo. Disponendo di più di 2 milioni di server sparsi per il mondo. La compagnia di Jeff Bezos si è specializzata così tanto da avere tra i suoi clienti agenzie di tutte le dimensioni. Ed ha da poco siglato accordi con Netflix e CIA per l’affitto di “spazio internet”.
Si può facilmente capire a questo punto che tutto internet è contenuto dentro a molti computer. E che non può esistere senza di essi. Le foto caricate su Facebook sono su un computer di proprietà dell’azienda negli USA e a nessuno è dato sapere quante copie dei file vengono salvate dalla piattaforma. E spesso non ci è concesso di cancellarle completamente.
Internet può essere un luogo. Ma è importante capire che esso risiede in ogni sua parte su dei computer sparsi per il pianeta e non al sicuro in qualche magica sostanza che fluttua nel cielo. Procedendo con cautela, quando si condivide qualcosa di privato sul web, si può evitare di cadere dalle nuvole o dai clouds.
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