To Be Digital

Essere digitale per un’azienda: informare o comunicare?

Terzo numero della newsletter ToBeDigital e terzo stimolo con domanda sul digitale. Con il mio punto di vista, ma soprattutto con la curiosità di conoscere il tuo!

“Emettiamo più di quanto siamo in grado di ricevere. Ma continuiamo ad emettere perchè paradossalmente, nell’era della comunicazione niente è più importante del comunicare”.

Quanto è attuale questa frase? Beh la scriveva Al Ries, era il 1980. Non c’era internet, non c’erano i social, non c’erano gli smartphone. Poi è arrivato il world wide web ed i social network (LinkedIn nasce nel 2002). Nel 2007 il primo smartphone (IPhone) che ha permesso a tutti di essere online, sempre, ovunque: la democratizzazione di Internet.

E’ interessante notare come già 40 anni fa si parlava di comunicazione e non di informazione. Si perchè c’è una bella differenza. L’informazione è un insieme di dati, che ha un valore per chi la riceve ed apporta un aumento della conoscenza. La comunicazione invece è un processo relazionale, in cui due o più individui negoziano un insieme di significati condivisi.

Stefano Rolando scrive in proposito: “Nel sistema pubblico istituzionale se dovessi spiegare la differenza direi che è informazione ciò che ti sto dicendo io adesso, comunicazione cosa tu hai capito. Inquadrando i due concetti sempre all’interno di una dialettica per cui tu hai capito quello che la tua sensibilità, il comune contesto, la mia capacità di spiegare ha costruito”. Ed eccoci allora alla domanda di questa newsletter.

Un’azienda è in Rete per informare o comunicare?

Nella prima fase di Internet poteva sicuramente avere senso essere online per informare. Oggi molto meno. La Rete è un continuo “scambio” di informazioni, con l’emittente che diventa ricevente e viceversa, quindi luogo di comunicazione per eccellenza.

A prima vista quale luogo più idoneo per comunicare se non i social network? Ma attenzione. I social network sono strumenti di comunicazione? Come sostiene l’amico Sergio Bellucci: “I social network nascono con lo scopo di socializzare, anzichè comunicare. Tanto più che un profilo privato su Facebook, ad esempio, ha un limite imposto a 5000 amici!

Il fatto che in molti utilizzino i social convinti di poter parlare (o comunicare) al mondo è una forzatura, attraverso l’utilizzo di uno strumento improprio”. Questo per dire che si, attraverso i social network si può fare comunicazione, ma non si può declinare tutta la comunicazione aziendale ai social.

Ed ancora, non tutta l’attività svolta sui social da un’azienda ricade nella sfera della comunicazione. Un esempio: il social media influencing è un’attività di tipo prevalentemente informativo (valutato con le interazioni), mentre il social media networking è basato (e valutato) sulle conversazioni.

Mantenere viva la conversazione con i contatti, aumentare il grado di conoscenza reciproca, il grado di fiducia e di appartenenza alla community richiede un grande sforzo perché, a differenza delle interazioni (informazioni), gestire le conversazioni implica il trattare ognuna di esse singolarmente, perché uniche, dunque necessarie di attenzione, cura e sforzi.

Per ogni azienda che vuole essere digitale è necessario comprendere che la Rete permette di informare un grande numero di potenziali clienti, ma che lo stesso strumento alza l’asticella, perchè con ognuno di essi si potrebbe “instaurare” una comunicazione (nell’accezione che ne da Rolando) che deve essere pertanto personalizzata, specifica e tempestiva.

Ulteriori approfondimenti dell’argomento nel libro To Be Digital.

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Pubblicato da
Alessandro Angelelli

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