Intelligenza Artificiale

La corsa all’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è in continua evoluzione e è destinata a cambiare il mondo di domani, nel bene o nel male: quale impatto avrà nei vari settori umani e sulla stessa umanità? le sorti dell’umanità circa l’utilizzo dell’ai dipendono dall’uso che ne farà l’uomo.

L’intelligenza artificiale (AI) è una branca dell’informatica che si occupa di sviluppare sistemi e algoritmi in grado di imitare le capacità cognitive umane; negli ultimi tempi l’AI è diventata una delle frontiere tecnologiche più promettenti e dibattute, e il suo sviluppo ha portato a implicazioni tecnologiche, economiche ed etiche. In questo articolo, esploreremo le tappe fondamentali dell’evoluzione dell’IA e analizzeremo le sue applicazioni, le sfide circa il suo sviluppo e le questioni etiche.

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale: Dalle basi alla corsa all’avanzamento

L’intelligenza artificiale ha radici storiche che risalgono alle prime fasi della computazione, ma è negli ultimi decenni che ha fatto passi da gigante, destando l’interesse della comunità scientifica, con importanti investimenti in ricerca e sviluppo da parte di aziende, istituzioni accademiche e governi di tutto il mondo; in particolare la corsa all’intelligenza artificiale coinvolge lo sviluppo di tecnologie, la creazione di algoritmi avanzati, l’accumulo di dati e il reclutamento di talenti nel campo dell’AI. Per “corsa all’intelligenza artificiale” si intende la competizione tra diverse organizzazioni per sviluppare e utilizzare l’intelligenza artificiale in modo efficace. Molte aziende tecnologiche, come Microsoft e Google, hanno investito considerevoli risorse nello sviluppo dell’AI e nella ricerca di soluzioni avanzate. Numerosi paesi, tra cui Stati Uniti, Cina e Europa, hanno reso lo sviluppo dell’AI parte delle loro strategie di avanzamento tecnologico.

Applicazioni e impatti: Le potenzialità e le preoccupazioni dell’IA

L’intelligenza artificiale dispone del potenziale per rivoluzionare una vasta gamma di settori, tra cui l’assistenza sanitaria, l’automazione industriale, L’analisi dei dati e  i trasporti;  grazie alle sue capacità di elaborazione, apprendimento e adattamento in molti ambiti l’intelligenza artificiale è in grado di offrire prestazioni migliori dell’uomo.

Arrivati a questo punto avremo ormai compreso che l’intelligenza artificiale ha il potenziale per influenzare numerosi aspetti della nostra vita: tra le potenzialità positive dell’intelligenza artificiale ci sono l’automazione dei compiti, con un conseguente aumento dell’efficienza e della produttività in diversi settori, una migliore assistenza sanitaria, con diagnosi più precise, i veicoli autonomi, che permetterebbero di ridurre gli incidenti stradali e di migliorare l’efficienza del trasporto, la personalizzazione e raccomandazione dei sistemi di intelligenza artificiale, che possono offrire esperienze personalizzate in settori come l’intrattenimento e il commercio elettronico tramite l’analisi dei dati.

Tuttavia, nonostante i notevoli  benefici che comporterebbe l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, non mancano le preoccupazioni a riguardo, come l’eventuale perdita di posti di lavoro, bias (l’inclinazione o il pregiudizio presente nei sistemi di intelligenza artificiale, che può influire sulla loro capacità di prendere decisioni o di produrre risultati accurati) e derivanti discriminazioni, per esempio nell’assunzione del personale; con l’avvento dell’AI vengono messe in dubbio anche la privacy e la sicurezza.

Infatti l’intelligenza artificiale richiede la raccolta e l’analisi di grandi quantità di dati personali. La mancanza di comprensione e responsabilità possono costituire un altro fattore di incertezza, in quanto alcuni sistemi di intelligenza artificiale possono essere difficili da comprendere completamente.

Etica e responsabilità: la necessità di regolamentazioni e controlli

L’intelligenza artificiale ci offre delle enormi opportunità di sviluppo, tuttavia il suo utilizzo necessita di regolamentazioni e controlli, perché solleva questioni etiche e legali. Con la diffusione della sua applicazione  in ogni settore e funzione aziendale, ci sono già casi di intelligenza artificiale che discrimina le persone di colore nelle applicazioni sanitarie, prende decisioni sessiste nel valutare curricula o viene utilizzata per manipolare le persone.

Nel 2020 sono stati intervistati alcuni deputati del Parlamento europeo che si occupano del tema, sul perché è utile regolamentare l’IA. Secondo il deputato tedesco Axel Voss, del Partito popolare europeo, le tecnologie che fanno uso di intelligenza artificiale ci espongono a una serie di rischi e questioni irrisolte.

Per esempio, nel caso di malfunzionamento di un robot autonomo gestito da un’IA, che causa danni a persone o cose, è difficile separare la condotta negligente da quella non negligente, nonché individuare il responsabile dell’accaduto. Secondo Voss, come ogni altra tecnologia, l’intelligenza artificiale ha dei rischi, ma ci sono anche opportunità per rendere le nostre società più giuste e più sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale, grazie a sistemi di verifica e controllo pubblico.

Per assicurare che sia la società nel suo insieme a beneficiare dei progressi tecnologici bisogna stabilire un quadro normativo che definisca quali principi etici debbano essere presi in considerazione nella concezione, sviluppo, applicazione e funzionamento dell’intelligenza artificiale, dall’accesso ai dati allo stretto controllo dei risultati. L’obiettivo dell’UE è quello di proteggere l’interesse pubblico e creare fiducia nei cittadini.

Allo stesso tempo, la creazione di un quadro normativo certo, assicura le giuste condizioni per le aziende sul mercato e rende l’intelligenza artificiale in Europa, e coloro che la producono, riconoscibile come sicura e degna di fiducia in tutto il mondo.

A seguito dell’intervista al deputato Axel Voss sono stati compiuti dei passi in avanti in merito alle regolamentazioni dell’intelligenza artificiale.

Il 21 aprile 2021 l’Unione Europea ha pubblicato una proposta per il primo quadro giuridico per l’Intelligenza Artificiale: The Artificial Intelligence Act. Questa proposta di regolamento avanzata dall’UE è volta a “garantire che i sistemi di AI immessi sul mercato dell’Unione siano sicuri e rispettino la normativa esistente sui diritti fondamentali e i valori dell’Unione”.

I punti fondamentali del regolamento sono una classificazione delle applicazioni dell’IA basata sui rischi e i requisiti necessari per i fornitori di intelligenza artificiale. L’UE ha classificato i sistemi di AI in 4 aree: rischio inaccettabile, rischio elevato, rischio limitato e rischio minimo.

Rischio inaccettabile: applicazioni la cui vendita è vietata nell’UE. Si tratta di applicazioni che possono danneggiare le persone manipolando il loro comportamento o sfruttando le loro vulnerabilità.

Alto rischio: includono una vasta gamma di applicazioni. Ecco un elenco di quelli più importanti:

• Applicazioni di riconoscimento facciale in spazi privati

• AI per l’istruzione (ad esempio per valutare l’accesso alle università o per assegnare un punteggio ai candidati).

• AI per l’occupazione: applicazioni che prendono decisioni sull’assunzione, il licenziamento o la promozione di persone

• AI per regolare l’accesso ai servizi pubblici

• AI per le forze dell’ordine

• AI per la gestione della migrazione, dell’asilo e del controllo delle frontiere

Le applicazioni a rischio limitato e minimo sono sistemi di intelligenza artificiale che non possono danneggiare le persone. Un esempio potrebbe essere un filtro antispam per gli account email. Questi sistemi non necessitano di normative specifiche, ma i fornitori devono chiarire agli utenti che stanno interagendo con un’intelligenza artificiale e sono incoraggiati a scrivere il proprio codice etico.

 Alla luce di questo, appare chiara la necessità di adottare norme e regolamenti appropriati per massimizzare i benefici dell’intelligenza artificiale e implementarne l’utilizzo.  È fondamentale applicare l’intelligenza artificiale al fine di ampliare e non di minimizzare le capacità umane, quindi di utilizzarla come una risorsa anziché come  una sorta di “sostituzione” alle attività umane.

Articolo a cura di: Chiara Scacchi – Gabriele Manoni

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