Facciamola semplice, per comodità. 𝗟’𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗲̀ 𝗹’𝗶𝗻𝗳𝗿𝗮𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 che, attraverso le risorse a propria disposizione (umane e tecnologiche) produce il prodotto o il servizio in grado di soddisfare il bisogno del cliente/consumatore. 𝗜𝗹 𝗯𝗿𝗮𝗻𝗱 𝗲̀ 𝗹’𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, impressioni e idee attorno ad essa da parte degli utenti che deriva dal grado di soddisfazione, reale o percepito, di quel bisogno.
𝗨𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗽𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀, 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀, 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶 𝗲, 𝗼𝘃𝘃𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗹’𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲 ovvero la sua rappresentazione visiva e identificativa.
I prodotti possono terminare, possono evolversi e persino cambiare totalmente, così come i servizi. Il brand no.
Riprendendo ciò che scrive Kotler, il brand è: ❝𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘴𝘰𝘳𝘴𝘢 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘥𝘶𝘳𝘦𝘷𝘰𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘪𝘮𝘱𝘳𝘦𝘴𝘢, 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘪𝘷𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘢 𝘭𝘶𝘯𝘨𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘴𝘪𝘯𝘨𝘰𝘭𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘥𝘰𝘵𝘵𝘪 𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘵𝘳𝘶𝘵𝘵𝘶𝘳𝘦❞.
È affascinante pensare che, nonostante sia un bene impalpabile, 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗶 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗳𝗲𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼. Compriamo A perché conosciamo A e ci fidiamo di più rispetto a B e C, o per esperienza diretta oppure indiretta (la percezione, la riprova sociale).
Ora, come si applicano questi concetti al personal brand? Si può essere un bravo professionista e non essere un personal brand?
Eccome se si può. E fa tutta la differenza del mondo.
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