Il successo delle app di incontri e la nascita delle sex-doll

Sexdoll: bambola in materiale sintetico pensata per scopi erotici. Venute recentemente alla ribalta per via delle integrazioni computerizzate che alcune case produttrici sono riuscite ad inserirvi, dotandole così di una minima interazione, spacciandola per un’approssimazione di coscienza.

Italia, Dicembre 2017: il mercato delle sole app di incontri  e di messaggistica vale all’incirca 300 milioni di euro l’anno, si stima essere di dimensione addirittura maggiore del mercato di tutte le altre app per mobile sommate insieme. Può sommariamente essere interpretato così: la metà delle attività che vengono svolte dagli italiani sul cellulare riguarda incontri interpersonali, che si tratti di lavoro o di piacere. Da un lato fa piacere vedere che i legami umani siano ancora considerati importanti, dall’altro fa riflettere constatare che la maggior parte ormai passa dal virtuale. Considerando però che in questa analisi app come Messenger o Tinder vengono considerate sullo stesso piano, non è facile capire esattamente quale direzione stiano prendendo le relazioni interpersonali, a cavallo dei nuovi media. Ma in quale altro modo l’uomo può combattere la solitudine sfruttando la tecnologia?

Torino, 3 Settembre 2018: Apre il primo bordello per sex doll in Italia. Considerato poco più di una stravaganza passeggera, si tratta tuttavia della prima casa chiusa sul suolo Nazionale. Chiuso poco dopo l’apertura il locale ha prontamente riaperto, dichiarando sold-out e montagne di prenotazioni, trovando probabilmente terreno fertile nella sua unicità. In questo caso il bisogno soddisfatto, per usare un’espressione di mercato, è ben più tangibile di quello evidenziato dalle app di messaggistica e si entra qui nella sfera dell’amore uomo-macchina. Come risponde quindi la tecnologia alla necessità, profondamente umana, proprio di amore, di affetto, di compagnia?

App incontri e sex doll
App incontri e sex doll. Photo credit: Geralt by pixabay

Giappone, inizio 2019là dove l’architettura Metabolista ha sepolto milioni di lavoratori instancabili all’interno di loculi di cemento di pochi metri quadrati, la solitudine ha trovato un nuovo nemico: Azuma Hikari, la ragazza ideale. Si fa trovare a casa quando torni, ti prepara l’acqua per il bagno, registra i tuoi programmi preferiti e te li fa trovare appena iniziati quando rientri a casa. Perfetta insomma, peccato solo sia un ologramma. Si tratta infatti di un avatar digitale responsabile di gestire la domotica e la lancinante solitudine che divampa dai Duemila, arricchito dalla possibilità di darle l’estetica che si preferisce, rimanendo all’interno della sfera di celebrità da videogame, ovviamente.

Il programma “vive” fisicamente all’interno di una scatoletta ed è programmato per gestire l’interazione interpersonale diretta, come se fosse una vera fidanzata, con tanto di messaggini mentre sei fuori casa. Una tecnologia quindi che agisce dove trova incertezze, cioè fra un essere umano e l’altro, tentando di colmare quei divari che vanno a crearsi fra gli individui, che si tratti di distanze geografiche o di “pruriti scomodi”.

Divari spesso tanto grandi da inghiottire interi aspetti della personalità di un individuo, come la sessualità e l’affetto, che per sopravvivere e per farci sopravvivere sono costretti a corrompersi e deviarsi, sfociando sotto forme che solo vent’anni fa avremmo trovato quantomeno grottesche, se non ridicole.

Guardiamo al Giappone e pensiamo che i suoi estremismi siano frutto di un modello destinato a fallire, che si sgretolerà sotto il peso delle milioni di solitudini che trovandosi nelle stesse città si sommano e prendono massa, ma non vediamo che invece città come Milano, Roma o appunto Torino vantano al tempo stesso fra i più alti numeri di giovani e di ore consumate su Youporn.

Mi chiedo cosa ne avrebbe pensato Darwin.


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