Immagine da "The social dilemma" - Netflix, trailer.
Finalmente ho trovato il tempo per leggere “Incoscienza Artificiale“, il bel libro di Massimo Chiriatti.
Questi i punti chiave che mi sono appuntato:
✅ Il ragionamento parte dalla riflessione che troviamo in prefazione: “L’uomo vede l’IA come una macchina in grado di prendere le sue decisioni, ma si sbaglia, perché è solo un calcolatore di simboli, anche se sempre più sofisticato. L’IA vede l’uomo come un insieme di numeri, ma si sbaglia, perché la coscienza è incomputabile”.
✅ Di uno strumento (in questo caso la tecnologia) siamo soliti dire che non è né buono, né cattivo, dipende dall’uso che se ne fa. Vero! Ma nel caso dell’IA dobbiamo aggiungere che non è neanche neutrale, poiché gli algoritmi che ne sono alla base si “nutrono” di dati, che sono spesso risultato di scelte soggettive. Scrive Massimo: “Noi siamo sempre di parte, è la nostra natura. Perché pretendere allora l’imparzialità degli algoritmi, che non fanno altro che seguirci e leggerci?”
✅ “La curiosità ci salverà dall’algoritmo”, questa mia affermazione continua a trovare conferma. Dobbiamo fare di tutto per non farci rinchiudere nei “walled garden” (giardini recintati), in cui entriamo spinti dalla paura di essere esclusi dall’accesso all’informazione, ma la cui uscita è ostacolata da alti muri. Eppure non possiamo fare a meno di essere connessi, se è vero quanto scrive Chiriatti che: “non sarà la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella più connessa”. Ed ancora: “Solo se restiamo diversi miglioreremo, anche ibridandoci con l’IA, ma se azzeriamo le nostre differenze l’IA avrà gioco facile nel sostituirci”.
✅ Occorrono competenze diverse ed eterogene, per comprendere cosa accade e come lavora (e decide) la “black box”, ovvero il processo algoritmico. Mano a mano che l’IA migliora e perfeziona i suoi risultati, nello svolgimento di compiti specifici e verticali, serviranno sempre più competenze multidisciplinari ed orizzontali. Chi avrà la capacità di orientarsi tra discipline diverse, possiederà la creatività che serve alle aziende ed alla società.
Insieme a “Etica dell’intelligenza artificiale” (Luciano Floridi), “L’algoritmo e l’oracolo” (Alessandro Vespignani) e “Le macchine di Dio” (Helga Nowotny) un libro che chiude il cerchio sullo stato dell’arte relativo all’intelligenza artificiale.
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