Di Alessandro Angelelli
Per oltre vent’anni chi si è occupato di marketing digitale ha ottimizzato siti, e-commerce e piani editoriali attorno a un presupposto immutabile: dall’altra parte dello schermo c’era una persona che digitava una query su un motore di ricerca, scorreva una pagina di risultati e cliccava su un link.
Oggi quel paradigma si è spezzato sotto la spinta dell’Economia Artificiale, il sistema socio-economico in cui modelli generativi e agenti autonomi partecipano attivamente e stabilmente ai processi di decisione e scambio.
Dopo aver tracciato la visione generale nell’editoriale manifesto pubblicato su Moondo e aver analizzato l’impatto economico sul posizionamento delle PMI su Moondo Business, è necessario entrare nella sala macchine e gurdare la fase “operativa”. Quando il mercato passa dal B2C e B2B al Business-to-Agent (B2A), il terminale d’acquisto smette di essere esclusivamente biologico e diventa computazionale. Per i direttori marketing e i team digitali nasce una nuova disciplina strategica: il Marketing Agentico.
Nel modello B2A il primo interlocutore commerciale di un brand non è più l’utente umano, ma il suo Agente IA personale o aziendale (Personal/Corporate AI Agent) che interroga il web, filtra l’offerta, confronta i parametri e raccomanda la scelta ottimale in millisecondi.
Questo cambio di interlocutore mette in crisi tre pilastri storici del digital marketing tradizionale:
Come codificato nel saggio Economia Artificiale. B2A: come vendere, comunicare e fare marketing quando il cliente è un agente AI (207 pagine, edito da Moondo in Open Access con licenza CC BY 4.0), il Marketing Agentico integra tre livelli d’intervento complementari per far selezionare il brand dagli agenti autonomi e convertirlo grazie all’identità umana:
Passare dalla teoria all’esecuzione tecnica su un ecosistema digitale (approccio che applichiamo quotidianamente nei progetti AI-Powered e nei Business Crash Test di CuDriEc) richiede di intervenire sull’infrastruttura informativa con quattro azioni concrete:
Schema.org): non limitarsi ai meta tag di base, ma dichiarare nell’<head> delle pagine le relazioni esatte tra l’organizzazione, il management (Person), i prodotti, le pubblicazioni (Book) e la tassonomia proprietaria (DefinedTermSet), saldando i nodi del network attraverso proprietà sameAs univoche.llms.txt) che guidino i modelli linguistici nella lettura delle fonti ufficiali del brand.10.5281/zenodo.23471195– ai volumi precedenti Marketing 0.0, La curiosità ci salverà dall’algoritmo e To Be Digital) è stata depositata in Open Access su Zenodo con codici DOI permanenti.Ridurre il Marketing Agentico a un puro esercizio di ingegneria dei metadati sarebbe tuttavia un errore fatale. Come evidenziato nella seconda e nella settima tesi del Manifesto B2A, oggi la comunicazione d’impresa deve padroneggiare simultaneamente due grammatiche che raccontano una sola verità.
All’agente artificiale si parla con dati strutturati, coerenza ontologica e fonti verificabili per superare lo sbarramento computazionale. Alla persona si continua a parlare al Sistema 1, presidiando visione, intuito, curiosità e posizionamento netto, compresa la scelta deliberata del proprio anti-target.
Solo questa doppia architettura permette al marketer di attivare la leva più preziosa dell’intera Economia Artificiale: il Veto Cognitivo Umano, ovvero il comando con cui la persona scavalca e annulla il consiglio puramente razionale del proprio assistente AI per imporre l’acquisto del brand a cui è legata. Perché l’intelligenza artificiale è un formidabile esoscheletro cognitivo che unisce Flow computazionale e Focus strategico, ma la conversione finale risponde sempre alla stessa legge: il marketing senza AI non regge, ma senza l’uomo non vende.
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