L’utilizzo massiccio da parte degli utenti della Rete di chatbot basati sull’intelligenza artificiale generativa (o assistenti virtuali intelligenti, come ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot, Perplexity) sta rivoluzionando la SEO (Search Engine Optimization), che sembra non essere più in grado di garantire traffico organico.
Come sempre di fronte ad un problema si aprono nuovi mercati ed opportunità. Brandplane nasce per offrire una soluzione efficace e sfruttare le potenzialità della GEO (Generative Engine Optimization): analizza come un’azienda compare nelle risposte degli LLM, i competitor che vengono menzionati, quali opportunità sta perdendo lungo il customer journey ed offre soluzioni immediate per migliorare la visibilità ed il traffico!
Ne abbiamo parlato con Marta Basso, founder brandplane.
Marta, partiamo dalle basi: che cos’è oggi Brandplane e perché nasce?
Brandplane nasce dall’osservazione di un cambiamento strutturale: le persone non cercano più informazioni solo digitando keyword, ma dialogando con modelli di intelligenza artificiale. Questo sposta il baricentro dalla SEO tradizionale alla visibilità nei motori generativi.
In origine eravamo una piattaforma focalizzata sull’organico social: analisi del tone of voice, generazione contenuti, distribuzione. Poi ci siamo accorti che il vero tema non era “ottimizzare un canale”, ma comprendere come un brand viene raccontato e citato dai sistemi AI.
Oggi Brandplane è una piattaforma di Generative Engine Optimization (GEO): analizziamo come un’azienda compare nelle risposte degli LLM, quali competitor vengono menzionati al suo posto, quali opportunità sta perdendo lungo il customer journey.
Non è un’estensione della SEO. È un cambio di paradigma: se non sei nella risposta generata, non esisti nella conversazione.
In cosa si differenzia dalla SEO tradizionale?
La SEO tradizionale è meccanica: query → pagina → click.
La GEO è conversazionale: domanda complessa → risposta sintetizzata → shortlist implicita.
L’utente non cerca più “miglior software procurement Italia”, ma chiede: “Quali aziende stanno innovando il procurement con l’AI?”. Se il tuo brand non viene citato, non entrerai nemmeno nella fase di valutazione.
Noi misuriamo:
- Score di visibilità (0–100)
- Frequenza e qualità delle citazioni
- Sentiment associato
- Opportunity gaps rispetto ai competitor
Il focus non è la keyword, ma la narrazione di mercato.
Come funziona concretamente la piattaforma?
Partiamo dagli asset dell’azienda: sito, LinkedIn, contenuti pubblici, recensioni, materiali online. Possiamo integrare fonti aggiuntive.
Il sistema genera automaticamente:
- Personas
- Funnel
- Macro pilastri di contenuto
- Analisi del tone of voice
- Analisi competitor
- Gap di opportunità
Monitoriamo diversi LLM e analizziamo come il brand viene percepito nei diversi stadi del customer journey.
Abbiamo sviluppato anche un “Injection Kit”: lavoriamo sui contenuti e sulla struttura informativa per renderli LLM-ready, così che i modelli possano associare correttamente il brand alle query rilevanti.
Parallelamente suggeriamo contenuti ottimizzati per utenti e AI, superando la distinzione tra informazionale e commerciale: oggi conta risolvere problemi reali in modo strutturato.
Avete puntato molto sulla distribuzione tramite partner. Perché questa scelta strategica?
Perché in Italia ed Europa la trasformazione digitale passa ancora molto attraverso consulenti, agenzie e integratori.
Costruire un canale diretto è importante, ma non sufficiente. Per questo stiamo investendo in un ecosistema partner strutturato: agenzie digitali, consulenti di trasformazione digitale, community imprenditoriali.
Abbiamo definito modelli scalari di licensing per partner che gestiscono più brand, con pricing progressivo e margini sostenibili.
In parallelo stiamo lavorando sull’integrazione API: Brandplane potrà essere integrato come add-on dentro altre piattaforme, marketplace o CMS. L’obiettivo non è essere un tool isolato, ma un layer integrabile.
Il modello supporta due approcci:
- Utilizzo diretto da parte dell’azienda
- Managed service da parte del partner
Il secondo è spesso più efficace per la media impresa, che fatica a gestire internamente uno strumento strategico senza guida.
La distribuzione indiretta non è un canale secondario: è la leva principale di scalabilità.
Che impatto avranno le ADS nei motori generativi?
I sistemi generativi stanno introducendo modelli pubblicitari.
Il rischio è replicare lo schema visto nei primi anni di Google Ads: chi non ha una base organica forte paga di più e converte meno.
Se un modello non associa già il tuo brand a determinate categorie o problemi, investire in ADS sarà inefficiente.
La GEO costruisce l’asset organico. Solo dopo ha senso monetizzare l’attenzione.
Senza ottimizzazione organica, la pubblicità nei sistemi AI rischia di essere una tassa sulla scarsa visibilità.
Come vedi il mercato nei prossimi 3-5 anni?
Siamo in una fase di transizione profonda.
Molte aziende stanno ancora ottimizzando keyword mentre i loro clienti dialogano con AI assistant.
Nei prossimi anni vedremo:
- Centralizzazione delle esperienze in ambienti conversazionali
- Riduzione del traffico organico tradizionale
- Maggiore importanza di contenuti strutturati e autorevoli
- Spostamento del potere dai link alle sintesi generate
Chi si muove ora costruisce vantaggio competitivo.
Chi aspetta pagherà un ritardo reputazionale difficile da recuperare.
Qual è la tua visione per l’evoluzione futura di Brandplane?
Quando analizzi migliaia di risposte generate da LLM su uno stesso settore, cominci a vedere pattern che vanno oltre la singola menzione del brand.
Vedi quali temi emergenti vengono associati a quali player, dove i modelli hanno informazioni datate o incomplete, quali gap narrativi esistono nel mercato. Vedi come cambia la percezione di un’azienda e come si sposta l’attenzione verso nuovi problemi prima ancora che diventino mainstream.
Oggi Brandplane misura la visibilità. Ma i dati che processiamo contengono molto di più: segnali nascosti nel noise.

Stiamo lavorando per trasformare questi segnali in intelligence strutturata. Non solo “come sono percepito oggi”, ma “dove si sta spostando la conversazione nel mio settore”. Quali problemi emergenti stanno guadagnando rilevanza nelle risposte AI. Quali player stanno costruendo autorevolezza su temi che sei mesi fa non esistevano.
L’idea è costruire un layer di market intelligence che si alimenta dall’analisi continua delle risposte generative, paper, brevetti e conversazioni emergenti. Non per sostituire la ricerca tradizionale, ma per individuare segnali deboli prima che esplodano e costruire il layer di dato che aiuta le aziende a non reagire ai cambiamenti, ma ad anticiparli.
