Vi siete mai chiesti come si fa un cartone animato? Le tecniche di animazione digitale hanno subito qualche variazione nel tempo. Più che altro si tratta di facilitazioni in effetti, ma i metodi rimangono all’incirca identici. In particolare se parliamo di animazione 2D.

Il sistema più conosciuto è quello a cui ci ha abituati la Disney con i suoi grandi classici, come “la Sirenetta” o “Il Re Leone”, tanto che viene chiamata “animazione tradizionale”.

In sostanza si tratta di disegnare ogni singolo fotogramma dell’animazione, che verrà poi riprodotto come se fosse un normale fotogramma in pellicola, con qualche possibilità di variazione sugli fps [Nda: fotogrammi per secondo]. Di solito sono 24, anche se un valore più alto fornisce una maggiore fluidità di movimento e di solito viene percepito come una maggiore qualità nella realizzazione. Alcuni videogames, per esempio, raggiungono picchi di anche 200 fps per mantenere la fluidità necessaria ad alcuni movimenti particolarmente veloci. I giocatori più incalliti sapranno bene quanto è importante avere una buona visione della scena in questi momenti!

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Animazione digitale, quanto è cambiata dagli inizi? (pixabay.com by DG-RA)

Questa tecnica ovviamente comporta la necessità di ridisegnare moltissime volte gli stessi soggetti, e proprio come quando il Sig. Disney fondò il suo impero, ancora oggi questa necessità è viva e vegeta. Perché il software non è in grado di creare elementi dal nulla. Può solo aiutare a modificare o muovere cose che il disegnatore ha inserito a mano, alla vecchia maniera. Avendo anzi la difficoltà aggiuntiva di dover lavorare su un supporto che spesso non è confortevole come la carta.

Sicuramente poter cancellare senza rovinare il foglio è un grande aiuto. Così come l’automazione di moltissimi processi, la possibilità di suddividere i piani di profondità, come il soggetto o lo sfondo, senza doverli disegnare tutti ogni volta (un tempo si sarebbero utilizzati dei fogli trasparenti. Oggi si chiamano livelli, ma sono la stessa cosa). Ma da qui a dire che “tanto il lavoro lo fa il pc”, ovviamente ce ne passa.

Questo per dire, purtroppo, che verso la creazione di contenuti digitali, si tratti di musica, di video o di immagini, c’è ancora molto mistero. Quindi, cose che potrebbero sembrare facili, in realtà si dimostrano ben più complesse. Si pensi ad esempio ai titoli di coda di un film di animazione. La lista dei nomi è lunghissima per una ragione specifica: ognuna di quelle persone ha curato un aspetto specifico del progetto, così da ottenere il risultato migliore in ogni singola componente.

I software sono come della cassette degli attrezzi, spesso permettono di svolgere più agilmente un compito, ma difficilmente possono rimuoverlo del tutto. La difficoltà è inoltre costantemente aumentata dalla richiesta del pubblico che, abituandosi in fretta, chiede di continuo prodotti migliori e più spettacolari.

Lucas vs Lucas

Un buon esempio per il confronto è la saga di Star Wars, considerando i primi sei film. Non per gusto ma perché i film a produzione Disney ed i primi tre capitoli della saga, cioè gli ultimi prodotti prima dell’acquisizione della società, sfruttano tecnologie molto simili, semplicemente aggiornate.

Mentre i film recenti sfruttano totalmente tecnologie digitali come ricostruzioni 3d ed effetti di post-produzione video, i vecchi film come quelli del ‘77 sfruttavano sistemi analogici, per quanto la logica sia identica.

Nonostante stavolta non si tratti di animazione 2D ma 3D, il caso risulta ugualmente calzante.

Per le esplosioni delle navette, ad esempio, Lucas costruì dei modellini che posizionò davanti ad uno sfondo dipinto dello spazio. Iniziò poi a romperli seguendo i criteri di un’esplosione, simulando le fiamme con dell’ovatta colorata, scattando 24 foto al secondo, così da poterle inserire come fotogrammi, secondo una tecnica chiamata “passo uno”.

Per i film più recenti invece, sono stati ricostruiti tutti i modelli, stavolta in un software 3d. Sono state inserite le luci, le texture per simulare i materiali, effetti particellari per simulare fumi, grane, combustioni e altri disturbi, così da ottenere un’immagine meno pulita, più realistica. Poi è stata inserita una camera 3d per filmare la scena e tutti i modelli, camera inclusa sono stati animati. Ovvero gli sono stati impartiti i comandi, dopo aver inserito un’ossatura (ad esempio per i “walkers”) a cui associarli.

Ovviamente, poi c’è la post produzione [Nda: fase terminale dei lavori di ripresa o animazione, durante la quale si aggiungono effetti, filtri, correzioni cromatiche e similari]. Nei film degli anni ‘80 si coloravano i laser sulle pellicole, fotogramma per fotogramma. Adesso si disegnano i laser in digitale, spesso fotogramma per fotogramma.

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Star Wars – Animazione digitale, quanto è cambiata dagli inizi? (pixabay.com by Patrice_Audet)

Analogie e differenze

Analogie e differenze risultano evidenti, anche a chi non è allenato. I processi di creazione della medesima tipologia di prodotti si vanno raffinando nel tempo, affilando gli strumenti grazie alla traduzione in digitale di moltissimi processi, mantenendosi invece pressoché inalterati nella struttura. La fotografia, allo stesso modo, si è resa più accessibile, meno severa nella realizzazione. Adesso le possibilità di fotoritocco sono estreme, così come le possibilità di scatto, grazie a nuovi sensori, nuove batterie, nuove ottiche. D’altra parte la pressione del mercato sull’abbattimento dei costi rimarrà sempre la voce dominante, per cui i Simpson li animano in Korea.

leggi anche: “Oled display gli schermi che fanno impazzire il mercato


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