Cos’è la stampa 3D e perché è importante?

L’influenza sulle possibilità produttive e sulla percezione del mondo virtuale

Da qualche anno a questa parte si sta facendo largo a spintoni la tecnologia della stampa 3D. I festival di elettronica e tecnologia brulicano di nuovi modelli, apparentemente identici, che promettono di essere più performanti, più precisi, più veloci, oppure di poter stampare su PLA, PPS, PET,… e per chi non è pratico questo può creare un po’di confusione, per cui è meglio partire dalle basi.

Cos’è una stampante 3D?

Si tratta appunto di una stampante, con la differenza che, invece di riprodurre un’immagine bidimensionale e quindi un disegno, su un foglio, questa utilizza delle polveri o filamenti per costruire un oggetto solido, fisico.

Come fa a stampare un oggetto reale?

Nel dettaglio questo dipende dal tipo di macchina e di materiale che si usa per stampare, ogni macchina è leggermente diversa dall’altra. In linea di massima però si costruisce l’oggetto in 3D tramite software specifici, lo si prepara per la stampa, costruendo sostegni se necessari o dividendolo in parti da incollare successivamente, poi si stampa l’oggetto o le singole parti.

cos'è la stampa 3d
Stampante 3D (unsplash.com)

E perché ce ne sono di vari tipi?

Principalmente per due motivi: il primo è ce diversi materiali hanno caratteristiche diverse, per quanto possano sembrare simili. Ad esempio le fibre vegetali come il PLA (ricavato dall’amido del mais) potrebbe somigliare al PC (policarbonato), avendo però caratteristiche fisiche ed origine totalmente differenti, il primo infatti è un prodotto organico mentre il secondo è sintetico. Esistono inoltre stampanti in grado di stampare cemento, vetro e addirittura cibo, ma ne parleremo un’altra volta.

Risulta quindi evidente che, con la possibilità di stampare qualsiasi cosa, molti processi potrebbero essere perfezionati, sostituiti o addirittura rimossi, portando grandi sconvolgimenti nei processi produttivi e quindi nella struttura del mercato. Al pari di quelle che furono le rivoluzioni industriali, è probabile che qualcosa andrà a perdersi nell’evolversi di questa tecnologia: le conoscenze richieste saranno sempre più tecniche e specifiche, l’automazione prenderà piede attraverso sempre più processi, si rischia di perdere il contatto diretto che definisce il processo artigianale. Riaffiorano le parole del manifesto del Bauhaus, scuola di arte, architettura e design della Germania del primo ‘900: “Lo scopo di tutta l’attività plastica è la costruzione. […]Tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo rivolgerci al mestiere. L’arte non è una professione. Non c’è alcuna differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano[…]Formiamo, dunque, una sola corporazione di artigiani senza la distinzione di classe che alza un’arrogante barriera tra l’artigiano e l’artista. Insieme creiamo il nuovo edificio del futuro che sarà alzato un giorno verso il cielo dalle mani di milioni di lavoratori, come il simbolo di cristallo di una nuova fede.”

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La scuola del Bauhaus rimase celebre sia per la qualità degli insegnamenti e delle produzioni, sia per lo spessore morale manifestato dagli insegnanti nel corso del tempo, tanto da portare il regima nazista a chiuderla appena preso il potere. Ciò che Walter Gropius volle sottolineare nel manifesto fu proprio la rilevanza del ruolo di chi è in grado di prendere le decisioni e realizzare, come architetti ed artisti, tradotto alle circostanze personalmente non esalterei la macchina né chi l’ha costruita, ma chi è in grado di farne buon uso. L’incremento dei ritmi dei processi produttivi non è sicuramente ciò di cui ha bisogno l’occidente, per cui trovo sciatta l’euforia manifestata per la stampa 3D in sé, eppure le frontiere e le possibilità che apre, se oculatamente rivolte, non possono che strappare una scintilla di entusiasmo.



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Nato a Viterbo il 15 agosto 1992. Laureato in Design della Comunicazione al Politecnico di Milano nel 2016 Laureando in Cinema, Video e Nuove tecnologie per l’Arte all’accademia di Brera. Amante delle filosofie orientali ma anche di cinema, fotografia, e videogames, vede una sottile connessione fra discipline che spesso sembrano non averla. Qualcuno gli da ancora del romantico quando parla di cambiare il mondo, un’idea alla volta.

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