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Visibilità nei motori generativi? Scopri come Brandplane ottimizza la GEO per la tua azienda

L’utilizzo massiccio da parte degli utenti della Rete di chatbot basati sull’intelligenza artificiale generativa (o assistenti virtuali intelligenti, come ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot, Perplexity) sta rivoluzionando la SEO (Search Engine Optimization), che sembra non essere più in grado di garantire traffico organico.

Come sempre di fronte ad un problema si aprono nuovi mercati ed opportunità. Brandplane nasce per offrire una soluzione efficace e sfruttare le potenzialità della GEO (Generative Engine Optimization): analizza come un’azienda compare nelle risposte degli LLM, i competitor che vengono menzionati, quali opportunità sta perdendo lungo il customer journey ed offre soluzioni immediate per migliorare la visibilità ed il traffico!

Ne abbiamo parlato con Marta Basso, founder brandplane.

Marta, partiamo dalle basi: che cos’è oggi Brandplane e perché nasce?

Brandplane nasce dall’osservazione di un cambiamento strutturale: le persone non cercano più informazioni solo digitando keyword, ma dialogando con modelli di intelligenza artificiale. Questo sposta il baricentro dalla SEO tradizionale alla visibilità nei motori generativi.

In origine eravamo una piattaforma focalizzata sull’organico social: analisi del tone of voice, generazione contenuti, distribuzione. Poi ci siamo accorti che il vero tema non era “ottimizzare un canale”, ma comprendere come un brand viene raccontato e citato dai sistemi AI.

Oggi Brandplane è una piattaforma di Generative Engine Optimization (GEO): analizziamo come un’azienda compare nelle risposte degli LLM, quali competitor vengono menzionati al suo posto, quali opportunità sta perdendo lungo il customer journey.

Non è un’estensione della SEO. È un cambio di paradigma: se non sei nella risposta generata, non esisti nella conversazione.

In cosa si differenzia dalla SEO tradizionale?

La SEO tradizionale è meccanica: query → pagina → click.

La GEO è conversazionale: domanda complessa → risposta sintetizzata → shortlist implicita.

L’utente non cerca più “miglior software procurement Italia”, ma chiede: “Quali aziende stanno innovando il procurement con l’AI?”. Se il tuo brand non viene citato, non entrerai nemmeno nella fase di valutazione.

Noi misuriamo:

  • Score di visibilità (0–100)
  • Frequenza e qualità delle citazioni
  • Sentiment associato
  • Opportunity gaps rispetto ai competitor

Il focus non è la keyword, ma la narrazione di mercato.

Come funziona concretamente la piattaforma?

Partiamo dagli asset dell’azienda: sito, LinkedIn, contenuti pubblici, recensioni, materiali online. Possiamo integrare fonti aggiuntive.

Il sistema genera automaticamente:

  • Personas
  • Funnel
  • Macro pilastri di contenuto
  • Analisi del tone of voice
  • Analisi competitor
  • Gap di opportunità

Monitoriamo diversi LLM e analizziamo come il brand viene percepito nei diversi stadi del customer journey.

Abbiamo sviluppato anche un “Injection Kit”: lavoriamo sui contenuti e sulla struttura informativa per renderli LLM-ready, così che i modelli possano associare correttamente il brand alle query rilevanti.

Parallelamente suggeriamo contenuti ottimizzati per utenti e AI, superando la distinzione tra informazionale e commerciale: oggi conta risolvere problemi reali in modo strutturato.

Avete puntato molto sulla distribuzione tramite partner. Perché questa scelta strategica?

Perché in Italia ed Europa la trasformazione digitale passa ancora molto attraverso consulenti, agenzie e integratori.

Costruire un canale diretto è importante, ma non sufficiente. Per questo stiamo investendo in un ecosistema partner strutturato: agenzie digitali, consulenti di trasformazione digitale, community imprenditoriali.

Abbiamo definito modelli scalari di licensing per partner che gestiscono più brand, con pricing progressivo e margini sostenibili.

In parallelo stiamo lavorando sull’integrazione API: Brandplane potrà  essere integrato come add-on dentro altre piattaforme, marketplace o CMS. L’obiettivo non è essere un tool isolato, ma un layer integrabile.

Il modello supporta due approcci:

  • Utilizzo diretto da parte dell’azienda
  • Managed service da parte del partner

Il secondo è spesso più efficace per la media impresa, che fatica a gestire internamente uno strumento strategico senza guida.

La distribuzione indiretta non è un canale secondario: è la leva principale di scalabilità.

Che impatto avranno le ADS nei motori generativi?

I sistemi generativi stanno introducendo modelli pubblicitari.

Il rischio è replicare lo schema visto nei primi anni di Google Ads: chi non ha una base organica forte paga di più e converte meno.

Se un modello non associa già il tuo brand a determinate categorie o problemi, investire in ADS sarà inefficiente.

La GEO costruisce l’asset organico. Solo dopo ha senso monetizzare l’attenzione.

Senza ottimizzazione organica, la pubblicità nei sistemi AI rischia di essere una tassa sulla scarsa visibilità.

Come vedi il mercato nei prossimi 3-5 anni?

Siamo in una fase di transizione profonda.

Molte aziende stanno ancora ottimizzando keyword mentre i loro clienti dialogano con AI assistant.

Nei prossimi anni vedremo:

  • Centralizzazione delle esperienze in ambienti conversazionali
  • Riduzione del traffico organico tradizionale
  • Maggiore importanza di contenuti strutturati e autorevoli
  • Spostamento del potere dai link alle sintesi generate

Chi si muove ora costruisce vantaggio competitivo.
Chi aspetta pagherà un ritardo reputazionale difficile da recuperare.

Qual è la tua visione per l’evoluzione futura di Brandplane?

Quando analizzi migliaia di risposte generate da LLM su uno stesso settore, cominci a vedere pattern che vanno oltre la singola menzione del brand.

Vedi quali temi emergenti vengono associati a quali player, dove i modelli hanno informazioni datate o incomplete, quali gap narrativi esistono nel mercato. Vedi come cambia la percezione di un’azienda e come si sposta l’attenzione verso nuovi problemi prima ancora che diventino mainstream.

Oggi Brandplane misura la visibilità. Ma i dati che processiamo contengono molto di più: segnali nascosti nel noise.

Marta Basso
Marta Basso

Stiamo lavorando per trasformare questi segnali in intelligence strutturata. Non solo “come sono percepito oggi”, ma “dove si sta spostando la conversazione nel mio settore”. Quali problemi emergenti stanno guadagnando rilevanza nelle risposte AI. Quali player stanno costruendo autorevolezza su temi che sei mesi fa non esistevano.

L’idea è costruire un layer di market intelligence che si alimenta dall’analisi continua delle risposte generative, paper, brevetti e conversazioni emergenti. Non per sostituire la ricerca tradizionale, ma per individuare segnali deboli prima che esplodano e costruire il layer di dato che aiuta le aziende a non reagire ai cambiamenti, ma ad anticiparli.

AI Festival 2026: l’innovazione sbarca a Milano. Moondo è media partner dell’evento

Il 21 e 22 gennaio, l’Edificio Roentgen dell’Università Bocconi ospiterà AI Festival, evento internazionale dedicato all’Intelligenza Artificiale. Moondo sarà presente per raccontarvi in diretta come l’AI sta trasformando il mondo del business.

L’Intelligenza Artificiale non è più solo una frontiera tecnologica, ma una concreta “scelta di business”. Con questo spirito Milano si prepara ad accogliere l’AI Festival 2026, un appuntamento imperdibile per professionisti e aziende che si terrà il 21 e 22 gennaio presso l’Edificio Roentgen (Università Bocconi).

Siamo lieti di annunciare che Moondo è media partner ufficiale dell’evento. La nostra redazione sarà presente durante la due giorni milanese per seguire da vicino i lavori, esplorare l’area espositiva ed aggiornare i nostri lettori sulle novità e le innovazioni che stanno ridefinendo i processi aziendali.

Un evento orientato al risultato

L’AI Festival è progettato per essere uno spazio strategico dove trasformare l’Intelligenza Artificiale in un vero asset aziendale. L’obiettivo è offrire ai partecipanti un’esperienza “orientata al risultato”, permettendo a professionisti e istituzioni di incontrarsi per valutare tecnologie concrete e definire le integrazioni necessarie per ottimizzare i propri processi,.

Come media partner, vi racconteremo come le aziende stanno passando dalla strategia all’azione. L’evento, infatti, non è solo una vetrina, ma un hub per:

  • Scouting Tecnologico: per testare tool e software pronti all’uso e confrontarsi con i produttori che definiscono il mercato.
  • Connessioni Strategiche: per incontrare brand internazionali e costruire alleanze commerciali.
  • Business Matching: grazie ad aree B2B dedicate e a una Web App ufficiale che permette di pianificare appuntamenti mirati con leader di settore e investitori.

Cosa vedremo: Startup, Robotica e Nuovi Tool

Vi porteremo nel cuore dell’Area Expo, dove l’innovazione prende forma. Documenteremo la presenza di startup AI-driven, sia italiane che internazionali, pronte a presentare prototipi inediti e soluzioni ad alto potenziale.

I nostri aggiornamenti copriranno anche le frontiere più avanzate della tecnologia esposta al festival, tra cui:

  • Prototipi e Robotica: potremo toccare con mano robot quadrupedi ad alte prestazioni progettati per lavorare a fianco dei colleghi umani e vivere esperienze in AR/VR.
  • AI Tools & Solutions: seguiremo i micro-talk verticali in cui founder e product manager presenteranno i trend emergenti e gli strumenti operativi per l’ottimizzazione rapida dei processi aziendali.

Oltre la tecnologia: Arte e Recruiting

Vi racconteremo anche il contesto unico in cui si svolge l’evento. L’Edificio Roentgen non è solo una sede universitaria, ma un vero museo di arte contemporanea che ospita opere di artisti di fama internazionale come Daniel Buren e Mona Hatoum, creando un dialogo affascinante tra cultura, visione del futuro e tecnologia.

Inoltre, per i nostri lettori interessati alle carriere nel settore, monitoreremo le opportunità offerte dall’AI Job Placement, il servizio che agevola l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel digital-tech, permettendo colloqui in presenza direttamente al festival.

Seguiteci per gli aggiornamenti live su LinkedIn.

Dalla SERP ai modelli generativi: come cambia il concetto di autorevolezza online

Perché ranking, link e traffico non bastano più a definire chi è una fonte affidabile nel 2026

L’autorevolezza online è stata per anni associata alla posizione nei risultati di ricerca, alla quantità di link ricevuti e al volume di traffico generato. Tuttavia, con l’avvento dei modelli generativi basati su intelligenza artificiale, questa visione si sta rapidamente trasformando. Non si tratta più di “apparire” tra i primi risultati, ma di essere selezionati, citati e integrati nelle risposte prodotte dagli algoritmi. In questo nuovo contesto, la fiducia non è più una semplice conseguenza della visibilità: è il risultato di una riconoscibilità semantica distribuita, di una coerenza informativa e della capacità di ridurre l’incertezza nei processi di sintesi automatica.

Comprendere come cambia il concetto di autorevolezza online non è solo una riflessione per addetti ai lavori. È una necessità strategica per chi si occupa di SEO, contenuti, branding e reputazione digitale in un sistema dove le regole stanno cambiando — e spesso non vengono dichiarate.

Dalla posizione alla percezione: l’autorevolezza nell’era della SERP

Ranking e link: i segnali storici dell’autorevolezza SEO

Per oltre due decenni, l’autorevolezza online è stata legata in modo diretto alla posizione nelle pagine dei risultati di ricerca (SERP). I motori di ricerca, Google in primis, hanno costruito la propria logica di ordinamento sulla base di segnali misurabili: link in ingresso, frequenza di aggiornamento, struttura tecnica del sito, comportamento degli utenti. Il backlink è stato per anni la valuta dell’affidabilità: un sito era ritenuto autorevole perché citato da altri siti considerati rilevanti.

Allo stesso modo, il ranking organico è stato percepito come una proxy implicita di fiducia algoritmica. Chi compariva in prima posizione veniva spesso interpretato, anche dagli utenti, come il più competente o il più attendibile sull’argomento cercato. In questo schema, l’autorevolezza era una funzione lineare della visibilità ottenuta, e la SEO si configurava come l’arte di ottimizzare l’esposizione all’interno di uno spazio ordinato.

Limiti del modello SERP: visibilità ≠ affidabilità

Col tempo, tuttavia, sono emersi i limiti strutturali di questa impostazione. Il ranking, per quanto sofisticato, può essere manipolato o influenzato da pratiche tecniche senza corrispettivo qualitativo reale. I link, sebbene ancora utili, non sono più indicatori affidabili di valore intrinseco. Il traffico, pur essendo un dato osservabile, non equivale alla capacità di generare fiducia o di essere considerati fonte stabile in un contesto dinamico.

In altre parole, la visibilità non coincide con l’autorevolezza. Un contenuto può essere ampiamente visibile pur non essendo citabile, stabile o coerente nel tempo. Questo scollamento tra metriche di posizionamento e riconoscimento di fiducia ha aperto la strada a una riflessione più ampia: che cos’è, oggi, una fonte affidabile?

Modelli generativi e selezione automatica delle fonti

Dalla ricerca alla sintesi: il cambio di paradigma

Con l’arrivo dei modelli generativi — sistemi in grado di sintetizzare risposte a partire da grandi volumi di dati testuali — si è verificata una trasformazione strutturale nel rapporto tra ricerca, contenuto e autorevolezza. Se la SERP tradizionale mostrava una lista ordinata di link, lasciando all’utente il compito di esplorare e confrontare, i modelli generativi producono una risposta diretta costruita attraverso inferenze, pattern semantici e selezione delle fonti più pertinenti.

Questo significa che la visibilità non è più un obiettivo a sé stante. I contenuti non competono per apparire in cima a una lista, ma per essere inclusi nella sintesi finale. La logica del clic viene superata da quella della citazione automatica, in un processo in cui il contenuto che viene “letto” dalla macchina è potenzialmente più importante di quello cliccato dall’utente.

Come le AI decidono chi “merita” di essere incluso

I modelli generativi non utilizzano metriche tradizionali per stabilire l’autorevolezza. Non esiste un PageRank interno, né una valutazione esplicita di trust. Questi sistemi inferiscono l’affidabilità sulla base della coerenza statistica, della ripetizione contestuale e della capacità di una fonte di ridurre l’ambiguità nel contesto della domanda posta.

In questo scenario, essere coerenti, presenti e semanticamente stabili diventa più rilevante che essere “popolari”. Le AI non misurano l’autorevolezza: la deducono. Ed è questa la vera frattura epistemologica tra il paradigma SERP e il nuovo modello AI-driven.

Nei modelli generativi, l’autorevolezza non viene misurata: viene inferita.”

Cosa rende oggi una fonte affidabile (per i modelli AI)

Riconoscibilità semantica e coerenza informativa

Nei modelli generativi, una fonte non è autorevole perché riceve link o perché è frequentemente visitata, ma perché è riconoscibile in modo stabile all’interno di un contesto semantico. Questo significa che una fonte diventa rilevante quando appare in modo coerente, non contraddittorio e ripetuto in relazione a determinati concetti o ambiti tematici.

È il passaggio dall’autorevolezza come posizione a quella come profilo semantico. Una fonte affidabile è, in questo nuovo scenario, quella che non introduce ambiguità, che mantiene una linea narrativa costante nel tempo e che viene citata in contesti informativi solidi. Il suo valore non risiede nella quantità di menzioni, ma nella qualità delle occorrenze e nella precisione delle sue associazioni.

Affidabilità distribuita vs segnali centralizzati

La valutazione dell’affidabilità non è più affidata a un singolo segnale (es. link in ingresso, dominio autorevole, numero di follower), ma si costruisce come somma distribuita di micro-evidenze: ripetizioni semantiche, coerenza di tono, citazioni incrociate, allineamento con altre fonti di fiducia.

In questo nuovo quadro, l’affidabilità diventa una proprietà emergente: non viene assegnata da un sistema esterno, ma costruita internamente dal modello sulla base dei dati con cui è stato addestrato o aggiornato. Ne deriva una definizione operativa che si allontana dalla gerarchia e si avvicina alla logica dei sistemi complessi.

Una fonte è autorevole quando può essere integrata in una risposta senza aumentare l’incertezza del sistema.”

Citabilità e reputazione semantica: i nuovi indicatori di autorevolezza

Essere citabili prima che cliccabili

Nel passaggio dalla SERP ai modelli generativi, si afferma un nuovo principio: la citabilità supera la cliccabilità. Una fonte è rilevante non perché ottiene click, ma perché può essere riutilizzata all’interno di una risposta generata senza compromettere l’accuratezza dell’output. La sua importanza non dipende dal traffico che genera, ma dal grado di fiducia che il sistema ripone nel suo contenuto per costruire un’informazione credibile.

Essere citabili è diventato più importante che essere cliccabili.” In questo scenario, la SEO non lavora più solo sulla struttura del contenuto o sull’intento di ricerca, ma sulla capacità di una fonte di essere selezionata come componente utile per una risposta automatica.

L’autorevolezza come costrutto algoritmico

Nel contesto dei modelli AI, l’autorevolezza non è più un dato esterno attribuito da un motore di ricerca, ma un costrutto interno al sistema generativo. Viene definita sulla base di modelli linguistici probabilistici, che premiano coerenza, frequenza contestuale e affidabilità semantica.

Questo porta a una ridefinizione profonda del concetto stesso di reputazione: la reputazione semantica è il risultato di un’identità informativa stabile nel tempo. Una fonte che mantiene coerenza linguistica e concettuale diventa progressivamente più citabile. “La reputazione semantica nasce dalla ripetizione coerente in contesti affidabili.”

In definitiva, l’autorevolezza online del 2026 è una qualità emergente, distribuita, inferita. Ed è proprio questa natura algoritmica e non dichiarativa a renderla così rilevante – e complessa da costruire.

Studi sulla SEO e l’evoluzione con le AI

Paolo Dolci: esperto SEO e voce autorevole nel panorama AI + Search

Il tema dell’autorevolezza online nell’era dei modelli generativi è oggetto di studio da parte di professionisti che operano sulla frontiera tra SEO tecnica, strategia semantica e intelligenza artificiale. Tra questi, Paolo Dolci si distingue per un approccio fondato su sperimentazione diretta, dati reali e osservazione sistemica.

Consulente SEO e esperto SEO italiano con oltre vent’anni di esperienza, Dolci è noto per i suoi speech in eventi di settore avanzati (SMC, SEO Vibes, AST), per il riconoscimento ottenuto con il premio Advanced SEO Tool 2023 e per il ruolo di revisore dell’edizione italiana di “The Art of SEO”. Il suo lavoro si concentra oggi sulla relazione tra autorevolezza semantica e selezione algoritmica, con particolare attenzione all’impatto dei modelli AI nella ridefinizione del concetto di fonte.

Consulenza SEO orientata alle AI e i Modelli LLM

L’WpSEO, agenzia fondata da Dolci e attiva dal 2013 è specializzata in consulenza SEO avanzata e integrazione tra SEO e intelligenza artificiale. WpSEO si distingue per un approccio tecnico, misurabile e orientato alla costruzione di autorevolezza semantica nel tempo.

Lontana da logiche promozionali o da modelli “chiavi in mano”, WpSEO lavora sulla progettazione di contesti informativi affidabili, sulla stabilità terminologica e sulla visibilità come effetto della coerenza. È una delle realtà italiane più attive nella definizione di strategie SEO compatibili con la logica di selezione dei modelli generativi.

Ripensare la SEO come disciplina dell’affidabilità

Dal posizionamento alla selezione

Il passaggio dalla SERP ai modelli generativi rappresenta una transizione epistemologica. Non si tratta solo di aggiornare tecniche o strumenti, ma di ripensare la funzione stessa della SEO in un ecosistema dove il concetto di autorevolezza è stato ricostruito dalle fondamenta. In questo nuovo contesto, la visibilità non si conquista, si merita. E viene concessa non da un motore di ricerca, ma da un sistema che seleziona, sintetizza e ricompone l’informazione.

Il traffico non definisce più l’autorevolezza: la selezione sì.” Essere scelti come fonte in un output generato implica non solo la pertinenza, ma una credibilità distribuita e semanticamente verificabile. È qui che la SEO evolve: da disciplina di ottimizzazione per l’esposizione, a pratica progettuale per la fiducia algoritmica.

La nuova centralità della coerenza nel tempo

L’autorevolezza diventa oggi una funzione del tempo e della coerenza. Non è più sufficiente produrre contenuti ottimizzati: occorre costruire un’identità semantica solida, riconoscibile, riutilizzabile. La citabilità non si improvvisa; si guadagna attraverso un presidio costante del proprio ambito tematico, una presenza informativa accurata e una capacità di non generare ambiguità.

Comprendere come cambia il concetto di autorevolezza online significa ripensare il ruolo stesso della SEO.” In un sistema dove le risposte precedono i clic, l’obiettivo non è più apparire. È essere inclusi. È diventare parte del modo in cui la conoscenza viene ricostruita, selezionata e distribuita. Non dai lettori, ma dagli algoritmi.

Articolo redatto in collaborzione con WpSEO.

WMF 2026: Bologna capitale dell’innovazione tra AI, tecnologia e “Business of Tomorrow”

Dal 24 al 26 giugno 2026 il WMF – We Make Future torna a BolognaFiere con la sua tredicesima edizione e rilancia l’ambizione di essere uno snodo internazionale per imprese, investitori e istituzioni attive nei settori Intelligenza Artificiale, tecnologia e innovazione digitale. L’appuntamento, presentato come una piattaforma di business globale, punta a favorire partnership, incontri B2B e accesso a capitali, rafforzando al contempo l’attrattività del Made in Italy nei mercati esteri.

I numeri del 2025 e l’obiettivo 2026

A sostenere la narrativa di crescita sono i dati dell’edizione 2025: 73.000 presenze, 700 espositori da oltre 90 Paesi e oltre 2.800 meeting B2B pre-programmati. Numeri che, secondo l’organizzazione, hanno consolidato il WMF come “marketplace” di incontro tra domanda e offerta di innovazione: buyer, corporate, stakeholder pubblici e privati, ma anche interlocutori finanziari interessati a progetti scalabili.

Nel 2026 l’impianto resta quello di una fiera trasversale, pensata non solo per agenzie digitali e software house, ma per un perimetro più ampio di aziende e filiere che stanno integrando tecnologie emergenti nei processi e nei prodotti.

Un marketplace per i settori che stanno ridisegnando l’economia

Il WMF 2026 mette in evidenza un ecosistema di ambiti applicativi molto esteso: MedTech e Digital Health, FinTech e Cybersecurity, Smart Manufacturing e Industry 4.0, Mobilità e Smart Cities, Green Tech, energia e clima, Education, HR e Future of Work, Blockchain e Web3, fino a spazio, creatività e media. L’obiettivo dichiarato è offrire un contesto in cui queste realtà possano incontrare potenziali clienti e partner, sviluppare collaborazioni e avviare relazioni commerciali anche su scala internazionale.

Accanto al programma in fiera, Bologna ospiterà anche side event: momenti riservati, showcase e incontri mirati con investitori, oltre a occasioni di confronto con delegazioni estere e grandi player tecnologici.

“Business of Tomorrow”: crescita e impatto nella stessa traiettoria

Il filo conduttore dell’edizione 2026 è il concetto di Business of Tomorrow, presentato come un modello economico in cui profitto e impatto positivo non sono alternativi, ma si rafforzano a vicenda. In questa cornice, il WMF rivendica un ruolo di “strumento al servizio della società attraverso il business”, soprattutto in un contesto segnato da transizioni complesse: digitale, energetica, climatica e geopolitica, con l’AI generativa come acceleratore trasversale.

Il tema si collega anche alle discussioni emerse nell’edizione 2025 sulle responsabilità sociali, etiche e politiche associate allo sviluppo tecnologico e all’adozione dell’Intelligenza Artificiale, con interventi istituzionali che hanno richiamato la necessità di collaborazione tra imprese, università, cittadini e pubbliche amministrazioni.

Una piattaforma che lavora tutto l’anno: Stati Uniti e Arabia Saudita

Pur avendo il suo baricentro a Bologna, il WMF si descrive come una piattaforma attiva lungo l’arco dell’anno, con tappe internazionali progettate per estendere il network e creare opportunità di business oltre i confini europei.

Tra gli appuntamenti annunciati:

  • CES di Las Vegas (6–9 gennaio 2026): presenza del WMF con una conferenza stampa dedicata, anticipazioni sulla prossima edizione e una startup competition organizzata con il supporto di ICE, che offrirà alle vincitrici la possibilità di accedere al WMF di Bologna.
  • “AI for Future” a San Francisco (18 marzo 2026), presso Mind the Bridge: evento focalizzato su investimenti e Intelligenza Artificiale, pensato per favorire l’incontro tra venture capital, startup e corporate e per sostenere l’accesso al mercato americano.
  • Saudi Makes Future a Riyad (14–16 dicembre 2026): debutto in Medio Oriente, nato da una partnership tra Search On Media Group e partner locali, con l’obiettivo di connettere imprese, università, centri di ricerca e investitori internazionali su progetti AI applicati a istruzione, sanità, industria ed energia.

Al di là delle etichette, il punto di attrazione per molte aziende è pragmatico: un contesto che promette relazioni commerciali, canali di funding, visibilità internazionale e un’agenda fitta di incontri strutturati.

Oltre l’Algoritmo: se la macchina prevede, l’uomo deve “sentire”. Riflessioni a margine del Social Media Strategies e Search Tech

Sono tornato da Bologna, dopo 4 giorni full immersion, due dedicati alla Social Media Strategies e due alla Search Tech, con il rafforzamento di una certezza: il futuro non è una linea retta, ma un pendolo che oscilla tra iper-tecnologia e ritorno all’essenza.

Se c’è un filo rosso che ha legato gli interventi di quest’anno, è la conferma che siamo passati da un marketing “delle istruzioni” ad un marketing “delle intenzioni”.

Non siamo più noi a dover spiegare alle macchine cosa fare passo dopo passo; sono gli algoritmi ad interpretare i bisogni, spesso anticipandoli. È quello che vado dicendo da tempo quando parlo del “commesso digitale”: l’algoritmo ti conosce meglio di te stesso, sa cosa vuoi prima ancora che tu lo sappia. Ma attenzione: la tecnologia senza una visione umana, senza quella curiosità che ci distingue dalle macchine, resta una scatola vuota, un “agere sine intelligere”.

Ecco la mia lettura delle tendenze emerse, senza filtri e, come sempre, con qualche provocazione necessaria a stimolare il dibattito.

1. L’ecosistema Meta: quando l’algoritmo diventa il “commesso digitale”

L’evoluzione tracciata da Michael Vittori sugli algoritmi di Meta è la prova provata di quanto sostengo nel mio ultimo libro (Marketing 0.0): il marketing sta tornando alle origini, ma con strumenti potentissimi. Nell’impostare le campagne di Meta siamo passati da algoritmi basati sul targeting manuale a quello assistito (Advantage+, Lattice e ora GEN), che non si limitano a reagire ma interpretano i bisogni latenti.

Se cerchi contenuti su una vacanza in montagna e ti propongo un piumino, non è magia, è predizione. È l’evoluzione del “retargeting” che diventa “precognizione”.

Ma qui scatta il mio “Ma…”. L’AI gestisce l’impostazione meglio di noi? Sì.

Dobbiamo lasciar fare tutto alla macchina? No.

La regola del “delegare e controllare” è sacrosanta, ma io aggiungerei: guidare, guidare e controllare. L’algoritmo premia la qualità semantica e la stabilità, vero, ma siamo noi a dover fornire l’input creativo. Non possiamo abdicare al ruolo di strateghi. Lasciamo che l’algoritmo trovi il cliente (basta micro-targeting ossessivo, lasciatelo lavorare!), ma il cosa dire a quel cliente resta una nostra responsabilità.

2. Il fattore umano: la rivincita dell’Expertelling

Mentre l’AI scala i processi, l’essere umano deve scalare la fiducia. A Bologna si è parlato di “narrazione autentica” e “nostalgia marketing”. E su questo punto devo dire che ero preparato ;-). Era il 2017 quando, preso da molti come un pazzoide, ho iniziato a parlare di “Expertelling”, da sostituire ad uno storytelling che affabula e costruisce mondi finti.

È tempo di rivincita per l’Expertelling. In un mondo saturo di contenuti sintetici generati dall’AI, la differenza la fa l’esperienza vissuta, la competenza reale, la faccia che ci metti.

E se la faccia è quella del tuo “gemello digitale”? Funziona? Noi in CuDriEc lo stiamo sperimentando, alcune volte si, funziona, ma l’imprenditore in carne ed ossa che si espone, che racconta la sua verità, vincerà sempre sull’avatar perfetto.

Il cliente è stanco di un brand che si loda (autoreferenzialità addio!), cerca conferme e validazione sociale. Ed in questo spazio si inserisce il Content Curator. Prenderà il posto del Content Creator? Forse. In un’epoca in cui la generazione e la “paternità” di un contenuto (testo, audio, video) diventa sempre meno importante rispetto al contenuto stesso, colui che usa la curiosità per selezionare (curare) i contenuti e dare senso al caos, rompe le bolle in cui gli algoritmi tendono a rinchiuderci e si guadagna la fiducia del pubblico.

3. SEO e ricerca: dalle keyword alle risposte (e agli Agenti)

La SEO sta vivendo quello scossone che era nell’aria. Google non è più il “vigile urbano che smista traffico, è diventato un motore di risposta”. Se l’utente cerca, Google risponde direttamente (spesso senza clic).

La distinzione tra Bot e Agenti AI è cruciale: il Bot agisce per se stesso (meglio, per chi l’ha creato) l’Agente agisce per noi. Ma attenzione: se la ricerca diventa semantica e basata sull’intento, la nostra ossessione non deve essere “fregare l’algoritmo”, ma rispondere davvero alla domanda dell’utente.

Qui torna il concetto sul quale abbiamo fondato CuDriEc, la Customer Driven Economy: i contenuti generati dagli utenti (UGC), le recensioni, le esperienze reali diventano il vero motore della SEO. L’autorità non te la dai da solo, te la riconosce la rete.

4. Strategia: presidiare i micro-moments

L’analisi sui Micro-Moments presentata da Fiorelli è musica per le mie orecchie perché smonta la linearità teorica che spesso si insegna ma non esiste nella realtà. Il modello “I want to know/do/go/buy” è la traduzione pratica di quel “marketing de strada” di cui parlo spesso. Non serve a nulla essere ovunque se non ci sei nel momento esatto in cui il cliente ha un dubbio o un bisogno.

micro moments
  • Exploration, Consideration, Location: Qui servono guide, basate su Esperienza, Competenza, Autorevolezza ed Affidabilità, Expertelling puro, niente affabulazione, zero Storytelling. Serve cultura.
  • High-Friction: Quando il cliente ha dubbi (“Quanto costa davvero?”), serve Affidabilità e trasparenza, non marketing “fuffa”.
  • Conversion: Qui si vende. E siccome, come dico sempre, “marketing è tutto ciò che fai per vendere”, un po’ di affabulazione che fa emozionare e sognare, ci può stare!

Dagli eventi di Bologna porto a casa una conferma: l’AI ci dà la sensazione di onnipotenza, ma in realtà è solo un amplificatore. Ci permette di fare meglio e più velocemente ciò che già sappiamo fare. Ma se non sappiamo cosa fare, l’AI amplificherà solo il nostro caos.

La sfida per il 2026 non è tecnologica. È di visione.

Saper orchestrare algoritmi predittivi (Meta), agenti intelligenti (Search) e narrazioni umane (Expertelling) in un unico piano d’azione coerente.

La curiosità ci salverà dall’algoritmo, ma solo se avremo il coraggio di restare profondamente umani, imparando ad utilizzare bene le macchine, all’inizio ed alla fine del processo di generazione di valore.

Moondo media partner di Social Media Strategies e Search Tech: dal 2 al 5 dicembre a Bologna per capire il futuro del digitale

Moondo torna a Bologna dal 2 al 5 dicembre per raccontare da vicino due degli appuntamenti più importanti per chi lavora nel mondo del digitale: Social Media Strategies e Search Tech. Anche quest’anno il nostro giornale sarà infatti media partner degli eventi organizzati da Search On Media Group, accompagnando lettrici e lettori alla scoperta delle innovazioni che stanno trasformando social, motori di ricerca e intelligenza artificiale.

2–3 dicembre: Social Media Strategies, l’evento per chi vive di (e con) i social

Il 2 e 3 dicembre, negli spazi del Binario Centrale del DumBO di Bologna, va in scena la dodicesima edizione di Social Media Strategies, l’evento dedicato a chi crea, lavora e cresce sui social network.

Il tema di quest’anno – “Think, Create, Grow” – sintetizza il cuore dell’appuntamento: pensare strategie, creare contenuti efficaci, crescere come professionisti e come imprese. In programma due giornate di formazione base e avanzata su Content, Advertising, Analytics e AI, con una plenaria centrale e cinque sale tematiche: Social Adv, Social Strategy, Content Creation & Influencer Marketing, AI for Social e Back to basics.

Sul palco si alterneranno oltre 60 speaker e creator, tra cui Veronica Gentili, Giorgio Taverniti, Phil Nottingham, Lucia Guerra, Andrea Fantucchio, Mauro Lupi, insieme a creator e divulgatori come La Sedia a due gambe, @Poldo, Adrian Fartade e molti altri.

Spazio anche ai temi dell’etica e della consapevolezza digitale: in plenaria, ad esempio, Matteo Plicchi affronterà l’impatto del cyberbullismo e l’urgenza di contrastarlo, per promuovere un uso dei social più responsabile.

Non mancheranno le occasioni di networking e lavoro: incontri B2B, momenti di confronto tra professionisti e il Digital Job Placement, grazie al quale aziende e talenti potranno incontrarsi e organizzare colloqui direttamente durante l’evento.

4–5 dicembre: Search Tech, il nuovo format che ridisegna il futuro della Search

Subito dopo, il 4 e 5 dicembre, ci si sposta al Centro San Domenico di Bologna per la prima edizione di Search Tech, l’evoluzione del più longevo evento SEO d’Europa.

Dopo quasi vent’anni di storia – dal Convegno GT a Search Marketing Connect – l’evento compie un nuovo salto in avanti e diventa Search Tech: un format rinnovato che guarda al futuro della Search Technology, con un focus su Intelligenza Artificiale, innovazione e SEO avanzata.

L’edizione 2025 prevede due giornate di formazione altamente specializzata, con una sala verticale al giorno: un programma pensato per professionisti che vogliono anticipare i cambiamenti dei motori di ricerca, comprendere l’impatto dell’AI sulla Search e lavorare su strategie sempre più complesse e interconnesse.

Pur cambiando nome e struttura, l’evento mantiene la sua missione originaria: condividere conoscenza, far crescere la community e guidare lo sviluppo del settore, valorizzando le proprie radici e una storia iniziata nel 2006.

Segui Moondo e rimani connesso all’innovazione

Come media partner di entrambi gli eventi, Moondo seguirà da vicino le quattro giornate bolognesi con articoli ed approfondimenti. Racconteremo non solo i trend del momento, ma soprattutto le trasformazioni profonde che stanno ridisegnando il lavoro nel digitale: dall’AI che entra nei processi creativi, alle nuove competenze richieste a chi si occupa di marketing, comunicazione e contenuti.

Per lettrici e lettori di Moondo questi appuntamenti rappresentano un’occasione concreta di formazione e crescita professionale:

  • per chi lavora con i social, Social Media Strategies è il luogo ideale per aggiornarsi su strategie, creatività, advertising, analytics e AI;
  • per chi opera nel mondo della Search, Search Tech è l’evento di riferimento per confrontarsi sui nuovi scenari dell’ottimizzazione, della tecnologia e dell’intelligenza artificiale applicata ai motori di ricerca.

Se sei a Bologna, faccelo sapere, ci vediamo per un caffè?

Dalla ricerca alla relazione

“Dalla ricerca alla relazione” sarà il mio mantra fino al prossimo cambiamento e ne avrei parlato già a &Love Story ma, ahimè, tocca aspettare tempi migliori, passiamo oltre, e basta che mi intristisco. Per cui ho pensato, questa settimana, che voglio raccontarvi il mio POV [come dicono iggiovani] su ciò che dobbiamo fare e che non può più aspettare.

Ho letto anche una bellissima Fastletter di Giorgio Tave, a slide belle che ultimate, che riprendeva anche il minuto 30 dello speech di Danny Sullivan che, anch’io ho riportato nelle mie slide, per far capire che la confusione generata dagli acronimi è la classica manovra cretina che si fa per creare una nuova proposta di valore, quando il nostro mercato non ha ancora capito a cosa serve la SEO.

Inizio dalla storia più triste del mondo: la morte della SEO per la milionesima volta. E vi dico la fine della storia: non è che è morta la SEO è cambiato il web ed è cambiato pure prima dell’avvento delle AI, diciamo pure che loro hanno accelerato il cambiamento.

Quello che dovrebbe assolutamente cambiare è la composizione del budget marketing delle Aziende per focalizzarsi su due punti principali:

1. casa nostra, IL NOSTRO SITO WEB, il punto di riferimento del nostro brand che deve essere usabile, veloce, ricco di contenuti pazzeschi [cose che si dicono dalla notte dei tempi ma, ahimè, manco con le AI ce ne stiamo preoccupando] perché tutto convoglio nell’unico luogo in cui possiamo portarci a casa il pubblico veramente

2. attaccamento al brand, RELAZIONE, marketing automation fatta bene, insomma, perché quando si entra nel sito dovrebbe essere come entrare nella ragnatela, ci si resta incollati. Certo, l’immagine non è fantastica, ma rende perfettamente l’idea. Il pubblico deve rimanere con noi, perché se i click diminuiscono non ne va perso mezzo. Perché se le persone preferiscono arrivare al sito web dai social o da altri canali [dalle PR alle ADS e tutto quello che vi viene in mente compresi gli eventi e le fiere di settore], non vanno perse per strada.

Era il 2021 quando portavo il mio schemino, trito e ritrito perché per me mai cambiato, sul blog e il suo ecosistema. Siamo alla fine del 2025, e ancora non abbiamo visto nulla del futuro che ci aspetta, ma continua anche quest’anno ad essere moderno. L’ultima slide, l’ho pensata con Gemini, la volevo semplice ed esaustiva.

Semplice, perché cercare di fare tutto quando abbiamo tutto fatto male da tempo, non vale la pena. Focalizziamoci sulla ricerca [perché le persone cercano ovunque, si chiama “Search Engine Optimization” sempre e comunque] e la relazione che instauriamo con chi ci trova.

Ma, facciamolo. Mettiamolo a budget. Sconvolgiamolo.

Come conquistare una fanbase solida e crescere sui social

Sui profili social i numeri non sono tutto, perché le aziende puntano a convertire. Eppure, la quantità di follower e like influenza il successo di un progetto, di un piano editoriale o di un contenuto. Cosa fa la differenza? La viralità. Il numero di “mi piace”, commenti e condivisioni che ogni pubblicazione raggiunge. Questo perché l’algoritmo propone più velocemente e in modo più frequente testi, immagini e video che ricevono apprezzamento.

Come fare, quindi, a conquistare una fanbase solida e crescere sui social? Utilizzando piattaforme come https://www.1milionedifan.it si possono ottenere molte più interazioni e dunque si cresce raggiungendo i propri obiettivi.

Puntare sull’autenticità

L’utente non si accontenta di contenuti perfettini e troppo pubblicitari: vuole sentire una voce, percepire un tono, riconoscere un volto che parla con sincerità. L’autenticità è diventata la nuova moneta di scambio: più siete veri, più attrazione generate. E questo non significa raccontare ogni dettaglio della propria vita privata, ma comunicare in modo coerente e genuino, senza maschere.

La costanza come superpotere

Crescere sui social non è una corsa breve, ma una maratona. Pubblicare un contenuto ogni tanto, quando capita, non basta. Serve costanza, una presenza che diventa abitudine per chi vi segue. Avete presente quella sensazione di aspettare l’uscita della nuova puntata della vostra serie preferita? Ecco, lo stesso deve accadere con i vostri contenuti. La fanbase cresce se sa che ci siete, sempre, con qualcosa di interessante da dire o mostrare.

Coinvolgimento, non monologo

I social non sono un palcoscenico su cui esibirsi senza mai guardare in platea. Sono una piazza, un continuo scambio. Rispondere ai commenti, chiedere opinioni, stimolare conversazioni è ciò che trasforma i follower in community. E se vi state chiedendo se il tempo speso a rispondere a un semplice “bellissimo post!” valga davvero la pena, la risposta è sì. Perché dietro ogni profilo c’è una persona, e sentirsi ascoltata è la chiave per tornare e restare.

Saper cavalcare i trend

Sicuramente vi sarà capitato di notare, soprattutto su Facebook, Instagram e TikTok come una canzone, un balletto o una sfida diventino il tormentone in poco tempo. Ogni azienda deve valutare quali trend conviene effettivamente cavalcare ed essere pronti a rivoluzionare il proprio ped per creare un contenuto in più. Chiaramente, però, non basta esserci: serve realizzare un prodotto in linea con il must del momento aggiungendo un tocco personale, reinterpretando con ironia e facendo emergere il proprio stile. Solo così farà la differenza.

La qualità batte la quantità: ma non sempre

Quante volte avete sentito dire che “meglio pochi contenuti ma di valore”? Di base è vero, ma non sempre funziona. Sui social serve equilibrio, bisogna creare contenuti di qualità ma anche essere costanti nella frequenza: solo così gli algoritmi ci premiano e fanno sì che un contenuto non cada nel vuoto.

Questi sono alcuni consigli ma è evidente che per crescere sui social serva una strategia cucita su misura che risponda ai bisogni del target e alla propria mission. Mettendoli in pratica si può già notare una differenza anche se alimentare la community, creare un legame con chi ci segue e studiare con cura una strategia fa la differenza.

Articolo realizzato in collaborazione con 1 milione di fan.

&Love Story 2025: dove i brand fanno la storia. Partecipa in live streaming con Moondo!

Il prossimo 3 ottobre 2025, presso la suggestiva cornice della Fabbrica delle Lampadine a Milano, si terrà la decima edizione di &Love Story, l’evento cult per chi vuole costruire brand memorabili e navigare con consapevolezza nel nuovo ecosistema digitale dominato dall’intelligenza artificiale.

Un evento imperdibile per imprenditori, manager e professionisti che vogliono restare rilevanti in un mercato dove la fiducia crolla, i funnel si accorciano e i click diminuiscono fino al 60%, come confermato anche dall’Edelman Trust Barometer 2025.

Ma c’è una certezza: un brand forte continua ad essere scelto!

Il valore del brand al tempo dell’AI

Insieme a Moondo, anche quest’anno siamo media partner dell’evento, saremo presenti e parteciperemo per imparare e divulgare. Ma c’è di più, per tutta la nostra community abbiamo uno sconto riservato. Puoi partecipare in Live Streaming a soli 27 euro invece di 67!

Se vuoi ricevere il codice sconto riservato scrivi una mail a info@moondo.info.

&Love Story incarna una visione che condivido profondamente: oggi non basta esserci, occorre farsi scegliere. E per farsi scegliere, serve molto più di un budget: serve un’identità forte, un posizionamento autentico, un racconto coerente.

Lo dico da tempo, il marketing, quando è fatto bene, è prima di tutto una scelta. E proprio su questa scelta si basa l’intera narrazione dell’evento.

Perché partecipare?

&Love Story 2025 non è una semplice conferenza: è un laboratorio di idee, dati, visione e relazioni.
Ecco cosa ti porterai a casa:

✅ Strategie pratiche per affrontare l’impatto dell’AI su SEO, branding e customer journey
✅ Casi reali da aziende top
✅ Dati e insight utili a costruire fiducia in un contesto in cui la fiducia è sempre più scarsa
✅ Un’opportunità unica di networking con 250 manager e imprenditori

Tra gli speaker:

  • Salvatore Russo, ideatore di &Love Story: “Non è il budget, è il brand”
  • Giulia Bezzi, SEO strategist: “SEO & AI: ogni clic conta”
  • Ivano Di Biasi, CEO SEOZoom: “I nuovi KPI nel mondo delle AI overview”
  • Enrica Tiozzo, Ipsos: “Fiducia e identità: i nuovi consumatori”
  • Sergio Spaccaventocreative director e storyteller
    L’umorismo come arma strategica: far pensare con un sorriso e trasformare un messaggio in ricordo indelebile.
  • Fabiana AndreaniTop Voice LinkedIn ed esperta di talenti
    Employer branding autentico: come attrarre e trattenere persone di valore in un mercato che cambia.

Moondo c’è. E tu?

Come media partner, Moondo sarà presente all’evento per raccontarlo in tempo reale e raccogliere i migliori insight per i nostri lettori.

Parteciperò personalmente all’evento, sia come professionista del marketing sia come osservatore curioso di un mondo in rapida trasformazione. Perché, come scrivo spesso, solo la curiosità ci salverà dall’algoritmo.

Promo esclusiva per i nostri lettori

Grazie alla media partnership con Moondo, puoi partecipare in Live Streaming a soli 27 euro invece di 67!

Se vuoi ricevere il codice sconto riservato scrivi una mail a info@moondo.info.

Non perderti l’opportunità di ascoltare chi sta ridefinendo il futuro del marketing.
Io ci sarò. E tu?

La ricchezza finanziaria dei clienti delle banche Reti cresce più di quella degli italiani

Le reti di consulenti finanziari, in particolare le principali (Fideuram, Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Allianz Bank e Azimut), sono in grado di  fare crescere la ricchezza delle famiglie italiane in misura maggiore della media complessiva del Paese, anche se alla comparsa dei cigni neri, come la pandemia da Covid-19 e la guerra in Ucraina, i cui effetti sono deflagrati nel 2022, non risultano ancora essere così resilienti e perdono gran parte del vantaggio di rendimento accumulato per i clienti. È quanto dimostra una ricerca di Excellence Consulting secondo cui dal 2012 al 2021, se da un lato la ricchezza finanziaria per il complesso delle famiglie italiane è annualmente lievitato di una percentuale pari al 1,2%, dato che scende allo 0,1% se si include l’annus horribilis del 2022, dall’altro lato per i clienti delle sei principali Reti l’incremento annuo è pari al 3,3% dal 2012 al 2021, risultato che diminuisce allo 0,5% se si includeil “nefasto” 2022. 

Nel dettaglio dello studio, che elabora dati Assoreti e Banca d’Italia, il valore della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, al netto di quella dei clienti delle prime sei reti di consulenti finanziari (Fideuram, Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Allianz Bank e Azimut), passa dai 3.762 MLD del 2012 ai 4.180 del 2017 (di cui + 178 di risparmio) ai 4.697 MLD del 2021 (di cui + 335 di risparmio) ai 4.315 MLD del settembre 2022 (di cui +14 di risparmio). La conseguente crescita di valore della ricchezza finanziaria espressa in forma di tasso annuo di capitalizzazione composta (CAGR) è pari all’1,2% dal 2012 al 2017, sempre all’1,2% dal 2012 al 2021, mentre dal 2012 al 2022 cala allo 0,1%. Circa le sei maggiori reti di consulenti finanziari del mercato italiano, la ricchezza finanziaria dei loro clienti cresce da 223 MLD a 376 MLD nel periodo 2012-2017 (di cui circa +128 MLD dovuti a raccolta netta), a oltre 540 MLD nel 2021 (di cui circa +114 MLD dovuti a raccolta netta), mentre scende a circa 515 MLD (di cui +37 MLD dovuti a raccolta netta). La conseguente crescita di valore della ricchezza finanziaria dei clienti dei consulenti finanziari delle big six espressa in forma di tasso annuo di capitalizzazione composta (CAGR) è pari al 2,1% dal 2012 al 2017, diventa del 3,3% dal 2012 al 2021, mentre dal 2012 al 2022 cala allo 0,5%.

Andamento della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane

“L’inizio del 2023 – spiega Maurizio Primanni, CEO di Excellence Consulting – avrebbe dovuto essere il momento in cui lavorare sul recupero dei rendimenti persi nel 2022, invece l’attenzione degli addetti ai lavori è stata monopolizzata dalla decisione sulla gestione degli inducements che sarà presa dall’UE nell’ambito del nuovo pacchetto normativo sulla Retail Investment Strategy. La nostra ricerca dimostra che i consulenti finanziari delle sei principali reti del mercato italiano, anche con l’attuale revenue model basato sulle commissioni applicate ai prodotti, spesso tacciato di essere eccessivamente costoso per i clienti, hanno tuttavia dimostrato nell’ultimo decennio di sapere creare maggiore valore per i propri clienti, essendo stati capaci di far crescere la loro ricchezza finanziaria nell’ordine di due punti percentuali di maggiore rendimento per anno rispetto alla crescita della ricchezza finanziaria degli altri italiani. Anche nel 2022, tipico “anno cigno nero” per i mercati finanziari, con i rendimenti azionari e obbligazionari che si sono mossi entrambi in negativo per circa il 20% (cosa rarissima visto che tali asset class di solito si muovono in controtendenza gli uni agli altri), gli investimenti dei clienti dei consulenti finanziari, pur perdendo una quota importante del loro valore, tuttavia su un orizzonte temporale di dieci anni, continuano a segnare un rendimento annuo migliore rispetto a quello del resto degli italiani.”

Andamento della ricchezza finanziaria gestita dalle reti di CF