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WMF 2026: Bologna capitale dell’innovazione tra AI, tecnologia e “Business of Tomorrow”

Dal 24 al 26 giugno 2026 il WMF – We Make Future torna a BolognaFiere con la sua tredicesima edizione e rilancia l’ambizione di essere uno snodo internazionale per imprese, investitori e istituzioni attive nei settori Intelligenza Artificiale, tecnologia e innovazione digitale. L’appuntamento, presentato come una piattaforma di business globale, punta a favorire partnership, incontri B2B e accesso a capitali, rafforzando al contempo l’attrattività del Made in Italy nei mercati esteri.

I numeri del 2025 e l’obiettivo 2026

A sostenere la narrativa di crescita sono i dati dell’edizione 2025: 73.000 presenze, 700 espositori da oltre 90 Paesi e oltre 2.800 meeting B2B pre-programmati. Numeri che, secondo l’organizzazione, hanno consolidato il WMF come “marketplace” di incontro tra domanda e offerta di innovazione: buyer, corporate, stakeholder pubblici e privati, ma anche interlocutori finanziari interessati a progetti scalabili.

Nel 2026 l’impianto resta quello di una fiera trasversale, pensata non solo per agenzie digitali e software house, ma per un perimetro più ampio di aziende e filiere che stanno integrando tecnologie emergenti nei processi e nei prodotti.

Un marketplace per i settori che stanno ridisegnando l’economia

Il WMF 2026 mette in evidenza un ecosistema di ambiti applicativi molto esteso: MedTech e Digital Health, FinTech e Cybersecurity, Smart Manufacturing e Industry 4.0, Mobilità e Smart Cities, Green Tech, energia e clima, Education, HR e Future of Work, Blockchain e Web3, fino a spazio, creatività e media. L’obiettivo dichiarato è offrire un contesto in cui queste realtà possano incontrare potenziali clienti e partner, sviluppare collaborazioni e avviare relazioni commerciali anche su scala internazionale.

Accanto al programma in fiera, Bologna ospiterà anche side event: momenti riservati, showcase e incontri mirati con investitori, oltre a occasioni di confronto con delegazioni estere e grandi player tecnologici.

“Business of Tomorrow”: crescita e impatto nella stessa traiettoria

Il filo conduttore dell’edizione 2026 è il concetto di Business of Tomorrow, presentato come un modello economico in cui profitto e impatto positivo non sono alternativi, ma si rafforzano a vicenda. In questa cornice, il WMF rivendica un ruolo di “strumento al servizio della società attraverso il business”, soprattutto in un contesto segnato da transizioni complesse: digitale, energetica, climatica e geopolitica, con l’AI generativa come acceleratore trasversale.

Il tema si collega anche alle discussioni emerse nell’edizione 2025 sulle responsabilità sociali, etiche e politiche associate allo sviluppo tecnologico e all’adozione dell’Intelligenza Artificiale, con interventi istituzionali che hanno richiamato la necessità di collaborazione tra imprese, università, cittadini e pubbliche amministrazioni.

Una piattaforma che lavora tutto l’anno: Stati Uniti e Arabia Saudita

Pur avendo il suo baricentro a Bologna, il WMF si descrive come una piattaforma attiva lungo l’arco dell’anno, con tappe internazionali progettate per estendere il network e creare opportunità di business oltre i confini europei.

Tra gli appuntamenti annunciati:

  • CES di Las Vegas (6–9 gennaio 2026): presenza del WMF con una conferenza stampa dedicata, anticipazioni sulla prossima edizione e una startup competition organizzata con il supporto di ICE, che offrirà alle vincitrici la possibilità di accedere al WMF di Bologna.
  • “AI for Future” a San Francisco (18 marzo 2026), presso Mind the Bridge: evento focalizzato su investimenti e Intelligenza Artificiale, pensato per favorire l’incontro tra venture capital, startup e corporate e per sostenere l’accesso al mercato americano.
  • Saudi Makes Future a Riyad (14–16 dicembre 2026): debutto in Medio Oriente, nato da una partnership tra Search On Media Group e partner locali, con l’obiettivo di connettere imprese, università, centri di ricerca e investitori internazionali su progetti AI applicati a istruzione, sanità, industria ed energia.

Al di là delle etichette, il punto di attrazione per molte aziende è pragmatico: un contesto che promette relazioni commerciali, canali di funding, visibilità internazionale e un’agenda fitta di incontri strutturati.

Oltre l’Algoritmo: se la macchina prevede, l’uomo deve “sentire”. Riflessioni a margine del Social Media Strategies e Search Tech

Sono tornato da Bologna, dopo 4 giorni full immersion, due dedicati alla Social Media Strategies e due alla Search Tech, con il rafforzamento di una certezza: il futuro non è una linea retta, ma un pendolo che oscilla tra iper-tecnologia e ritorno all’essenza.

Se c’è un filo rosso che ha legato gli interventi di quest’anno, è la conferma che siamo passati da un marketing “delle istruzioni” ad un marketing “delle intenzioni”.

Non siamo più noi a dover spiegare alle macchine cosa fare passo dopo passo; sono gli algoritmi ad interpretare i bisogni, spesso anticipandoli. È quello che vado dicendo da tempo quando parlo del “commesso digitale”: l’algoritmo ti conosce meglio di te stesso, sa cosa vuoi prima ancora che tu lo sappia. Ma attenzione: la tecnologia senza una visione umana, senza quella curiosità che ci distingue dalle macchine, resta una scatola vuota, un “agere sine intelligere”.

Ecco la mia lettura delle tendenze emerse, senza filtri e, come sempre, con qualche provocazione necessaria a stimolare il dibattito.

1. L’ecosistema Meta: quando l’algoritmo diventa il “commesso digitale”

L’evoluzione tracciata da Michael Vittori sugli algoritmi di Meta è la prova provata di quanto sostengo nel mio ultimo libro (Marketing 0.0): il marketing sta tornando alle origini, ma con strumenti potentissimi. Nell’impostare le campagne di Meta siamo passati da algoritmi basati sul targeting manuale a quello assistito (Advantage+, Lattice e ora GEN), che non si limitano a reagire ma interpretano i bisogni latenti.

Se cerchi contenuti su una vacanza in montagna e ti propongo un piumino, non è magia, è predizione. È l’evoluzione del “retargeting” che diventa “precognizione”.

Ma qui scatta il mio “Ma…”. L’AI gestisce l’impostazione meglio di noi? Sì.

Dobbiamo lasciar fare tutto alla macchina? No.

La regola del “delegare e controllare” è sacrosanta, ma io aggiungerei: guidare, guidare e controllare. L’algoritmo premia la qualità semantica e la stabilità, vero, ma siamo noi a dover fornire l’input creativo. Non possiamo abdicare al ruolo di strateghi. Lasciamo che l’algoritmo trovi il cliente (basta micro-targeting ossessivo, lasciatelo lavorare!), ma il cosa dire a quel cliente resta una nostra responsabilità.

2. Il fattore umano: la rivincita dell’Expertelling

Mentre l’AI scala i processi, l’essere umano deve scalare la fiducia. A Bologna si è parlato di “narrazione autentica” e “nostalgia marketing”. E su questo punto devo dire che ero preparato ;-). Era il 2017 quando, preso da molti come un pazzoide, ho iniziato a parlare di “Expertelling”, da sostituire ad uno storytelling che affabula e costruisce mondi finti.

È tempo di rivincita per l’Expertelling. In un mondo saturo di contenuti sintetici generati dall’AI, la differenza la fa l’esperienza vissuta, la competenza reale, la faccia che ci metti.

E se la faccia è quella del tuo “gemello digitale”? Funziona? Noi in CuDriEc lo stiamo sperimentando, alcune volte si, funziona, ma l’imprenditore in carne ed ossa che si espone, che racconta la sua verità, vincerà sempre sull’avatar perfetto.

Il cliente è stanco di un brand che si loda (autoreferenzialità addio!), cerca conferme e validazione sociale. Ed in questo spazio si inserisce il Content Curator. Prenderà il posto del Content Creator? Forse. In un’epoca in cui la generazione e la “paternità” di un contenuto (testo, audio, video) diventa sempre meno importante rispetto al contenuto stesso, colui che usa la curiosità per selezionare (curare) i contenuti e dare senso al caos, rompe le bolle in cui gli algoritmi tendono a rinchiuderci e si guadagna la fiducia del pubblico.

3. SEO e ricerca: dalle keyword alle risposte (e agli Agenti)

La SEO sta vivendo quello scossone che era nell’aria. Google non è più il “vigile urbano che smista traffico, è diventato un motore di risposta”. Se l’utente cerca, Google risponde direttamente (spesso senza clic).

La distinzione tra Bot e Agenti AI è cruciale: il Bot agisce per se stesso (meglio, per chi l’ha creato) l’Agente agisce per noi. Ma attenzione: se la ricerca diventa semantica e basata sull’intento, la nostra ossessione non deve essere “fregare l’algoritmo”, ma rispondere davvero alla domanda dell’utente.

Qui torna il concetto sul quale abbiamo fondato CuDriEc, la Customer Driven Economy: i contenuti generati dagli utenti (UGC), le recensioni, le esperienze reali diventano il vero motore della SEO. L’autorità non te la dai da solo, te la riconosce la rete.

4. Strategia: presidiare i micro-moments

L’analisi sui Micro-Moments presentata da Fiorelli è musica per le mie orecchie perché smonta la linearità teorica che spesso si insegna ma non esiste nella realtà. Il modello “I want to know/do/go/buy” è la traduzione pratica di quel “marketing de strada” di cui parlo spesso. Non serve a nulla essere ovunque se non ci sei nel momento esatto in cui il cliente ha un dubbio o un bisogno.

micro moments
  • Exploration, Consideration, Location: Qui servono guide, basate su Esperienza, Competenza, Autorevolezza ed Affidabilità, Expertelling puro, niente affabulazione, zero Storytelling. Serve cultura.
  • High-Friction: Quando il cliente ha dubbi (“Quanto costa davvero?”), serve Affidabilità e trasparenza, non marketing “fuffa”.
  • Conversion: Qui si vende. E siccome, come dico sempre, “marketing è tutto ciò che fai per vendere”, un po’ di affabulazione che fa emozionare e sognare, ci può stare!

Dagli eventi di Bologna porto a casa una conferma: l’AI ci dà la sensazione di onnipotenza, ma in realtà è solo un amplificatore. Ci permette di fare meglio e più velocemente ciò che già sappiamo fare. Ma se non sappiamo cosa fare, l’AI amplificherà solo il nostro caos.

La sfida per il 2026 non è tecnologica. È di visione.

Saper orchestrare algoritmi predittivi (Meta), agenti intelligenti (Search) e narrazioni umane (Expertelling) in un unico piano d’azione coerente.

La curiosità ci salverà dall’algoritmo, ma solo se avremo il coraggio di restare profondamente umani, imparando ad utilizzare bene le macchine, all’inizio ed alla fine del processo di generazione di valore.

Moondo media partner di Social Media Strategies e Search Tech: dal 2 al 5 dicembre a Bologna per capire il futuro del digitale

Moondo torna a Bologna dal 2 al 5 dicembre per raccontare da vicino due degli appuntamenti più importanti per chi lavora nel mondo del digitale: Social Media Strategies e Search Tech. Anche quest’anno il nostro giornale sarà infatti media partner degli eventi organizzati da Search On Media Group, accompagnando lettrici e lettori alla scoperta delle innovazioni che stanno trasformando social, motori di ricerca e intelligenza artificiale.

2–3 dicembre: Social Media Strategies, l’evento per chi vive di (e con) i social

Il 2 e 3 dicembre, negli spazi del Binario Centrale del DumBO di Bologna, va in scena la dodicesima edizione di Social Media Strategies, l’evento dedicato a chi crea, lavora e cresce sui social network.

Il tema di quest’anno – “Think, Create, Grow” – sintetizza il cuore dell’appuntamento: pensare strategie, creare contenuti efficaci, crescere come professionisti e come imprese. In programma due giornate di formazione base e avanzata su Content, Advertising, Analytics e AI, con una plenaria centrale e cinque sale tematiche: Social Adv, Social Strategy, Content Creation & Influencer Marketing, AI for Social e Back to basics.

Sul palco si alterneranno oltre 60 speaker e creator, tra cui Veronica Gentili, Giorgio Taverniti, Phil Nottingham, Lucia Guerra, Andrea Fantucchio, Mauro Lupi, insieme a creator e divulgatori come La Sedia a due gambe, @Poldo, Adrian Fartade e molti altri.

Spazio anche ai temi dell’etica e della consapevolezza digitale: in plenaria, ad esempio, Matteo Plicchi affronterà l’impatto del cyberbullismo e l’urgenza di contrastarlo, per promuovere un uso dei social più responsabile.

Non mancheranno le occasioni di networking e lavoro: incontri B2B, momenti di confronto tra professionisti e il Digital Job Placement, grazie al quale aziende e talenti potranno incontrarsi e organizzare colloqui direttamente durante l’evento.

4–5 dicembre: Search Tech, il nuovo format che ridisegna il futuro della Search

Subito dopo, il 4 e 5 dicembre, ci si sposta al Centro San Domenico di Bologna per la prima edizione di Search Tech, l’evoluzione del più longevo evento SEO d’Europa.

Dopo quasi vent’anni di storia – dal Convegno GT a Search Marketing Connect – l’evento compie un nuovo salto in avanti e diventa Search Tech: un format rinnovato che guarda al futuro della Search Technology, con un focus su Intelligenza Artificiale, innovazione e SEO avanzata.

L’edizione 2025 prevede due giornate di formazione altamente specializzata, con una sala verticale al giorno: un programma pensato per professionisti che vogliono anticipare i cambiamenti dei motori di ricerca, comprendere l’impatto dell’AI sulla Search e lavorare su strategie sempre più complesse e interconnesse.

Pur cambiando nome e struttura, l’evento mantiene la sua missione originaria: condividere conoscenza, far crescere la community e guidare lo sviluppo del settore, valorizzando le proprie radici e una storia iniziata nel 2006.

Segui Moondo e rimani connesso all’innovazione

Come media partner di entrambi gli eventi, Moondo seguirà da vicino le quattro giornate bolognesi con articoli ed approfondimenti. Racconteremo non solo i trend del momento, ma soprattutto le trasformazioni profonde che stanno ridisegnando il lavoro nel digitale: dall’AI che entra nei processi creativi, alle nuove competenze richieste a chi si occupa di marketing, comunicazione e contenuti.

Per lettrici e lettori di Moondo questi appuntamenti rappresentano un’occasione concreta di formazione e crescita professionale:

  • per chi lavora con i social, Social Media Strategies è il luogo ideale per aggiornarsi su strategie, creatività, advertising, analytics e AI;
  • per chi opera nel mondo della Search, Search Tech è l’evento di riferimento per confrontarsi sui nuovi scenari dell’ottimizzazione, della tecnologia e dell’intelligenza artificiale applicata ai motori di ricerca.

Se sei a Bologna, faccelo sapere, ci vediamo per un caffè?

Dalla ricerca alla relazione

“Dalla ricerca alla relazione” sarà il mio mantra fino al prossimo cambiamento e ne avrei parlato già a &Love Story ma, ahimè, tocca aspettare tempi migliori, passiamo oltre, e basta che mi intristisco. Per cui ho pensato, questa settimana, che voglio raccontarvi il mio POV [come dicono iggiovani] su ciò che dobbiamo fare e che non può più aspettare.

Ho letto anche una bellissima Fastletter di Giorgio Tave, a slide belle che ultimate, che riprendeva anche il minuto 30 dello speech di Danny Sullivan che, anch’io ho riportato nelle mie slide, per far capire che la confusione generata dagli acronimi è la classica manovra cretina che si fa per creare una nuova proposta di valore, quando il nostro mercato non ha ancora capito a cosa serve la SEO.

Inizio dalla storia più triste del mondo: la morte della SEO per la milionesima volta. E vi dico la fine della storia: non è che è morta la SEO è cambiato il web ed è cambiato pure prima dell’avvento delle AI, diciamo pure che loro hanno accelerato il cambiamento.

Quello che dovrebbe assolutamente cambiare è la composizione del budget marketing delle Aziende per focalizzarsi su due punti principali:

1. casa nostra, IL NOSTRO SITO WEB, il punto di riferimento del nostro brand che deve essere usabile, veloce, ricco di contenuti pazzeschi [cose che si dicono dalla notte dei tempi ma, ahimè, manco con le AI ce ne stiamo preoccupando] perché tutto convoglio nell’unico luogo in cui possiamo portarci a casa il pubblico veramente

2. attaccamento al brand, RELAZIONE, marketing automation fatta bene, insomma, perché quando si entra nel sito dovrebbe essere come entrare nella ragnatela, ci si resta incollati. Certo, l’immagine non è fantastica, ma rende perfettamente l’idea. Il pubblico deve rimanere con noi, perché se i click diminuiscono non ne va perso mezzo. Perché se le persone preferiscono arrivare al sito web dai social o da altri canali [dalle PR alle ADS e tutto quello che vi viene in mente compresi gli eventi e le fiere di settore], non vanno perse per strada.

Era il 2021 quando portavo il mio schemino, trito e ritrito perché per me mai cambiato, sul blog e il suo ecosistema. Siamo alla fine del 2025, e ancora non abbiamo visto nulla del futuro che ci aspetta, ma continua anche quest’anno ad essere moderno. L’ultima slide, l’ho pensata con Gemini, la volevo semplice ed esaustiva.

Semplice, perché cercare di fare tutto quando abbiamo tutto fatto male da tempo, non vale la pena. Focalizziamoci sulla ricerca [perché le persone cercano ovunque, si chiama “Search Engine Optimization” sempre e comunque] e la relazione che instauriamo con chi ci trova.

Ma, facciamolo. Mettiamolo a budget. Sconvolgiamolo.

Come conquistare una fanbase solida e crescere sui social

Sui profili social i numeri non sono tutto, perché le aziende puntano a convertire. Eppure, la quantità di follower e like influenza il successo di un progetto, di un piano editoriale o di un contenuto. Cosa fa la differenza? La viralità. Il numero di “mi piace”, commenti e condivisioni che ogni pubblicazione raggiunge. Questo perché l’algoritmo propone più velocemente e in modo più frequente testi, immagini e video che ricevono apprezzamento.

Come fare, quindi, a conquistare una fanbase solida e crescere sui social? Utilizzando piattaforme come https://www.1milionedifan.it si possono ottenere molte più interazioni e dunque si cresce raggiungendo i propri obiettivi.

Puntare sull’autenticità

L’utente non si accontenta di contenuti perfettini e troppo pubblicitari: vuole sentire una voce, percepire un tono, riconoscere un volto che parla con sincerità. L’autenticità è diventata la nuova moneta di scambio: più siete veri, più attrazione generate. E questo non significa raccontare ogni dettaglio della propria vita privata, ma comunicare in modo coerente e genuino, senza maschere.

La costanza come superpotere

Crescere sui social non è una corsa breve, ma una maratona. Pubblicare un contenuto ogni tanto, quando capita, non basta. Serve costanza, una presenza che diventa abitudine per chi vi segue. Avete presente quella sensazione di aspettare l’uscita della nuova puntata della vostra serie preferita? Ecco, lo stesso deve accadere con i vostri contenuti. La fanbase cresce se sa che ci siete, sempre, con qualcosa di interessante da dire o mostrare.

Coinvolgimento, non monologo

I social non sono un palcoscenico su cui esibirsi senza mai guardare in platea. Sono una piazza, un continuo scambio. Rispondere ai commenti, chiedere opinioni, stimolare conversazioni è ciò che trasforma i follower in community. E se vi state chiedendo se il tempo speso a rispondere a un semplice “bellissimo post!” valga davvero la pena, la risposta è sì. Perché dietro ogni profilo c’è una persona, e sentirsi ascoltata è la chiave per tornare e restare.

Saper cavalcare i trend

Sicuramente vi sarà capitato di notare, soprattutto su Facebook, Instagram e TikTok come una canzone, un balletto o una sfida diventino il tormentone in poco tempo. Ogni azienda deve valutare quali trend conviene effettivamente cavalcare ed essere pronti a rivoluzionare il proprio ped per creare un contenuto in più. Chiaramente, però, non basta esserci: serve realizzare un prodotto in linea con il must del momento aggiungendo un tocco personale, reinterpretando con ironia e facendo emergere il proprio stile. Solo così farà la differenza.

La qualità batte la quantità: ma non sempre

Quante volte avete sentito dire che “meglio pochi contenuti ma di valore”? Di base è vero, ma non sempre funziona. Sui social serve equilibrio, bisogna creare contenuti di qualità ma anche essere costanti nella frequenza: solo così gli algoritmi ci premiano e fanno sì che un contenuto non cada nel vuoto.

Questi sono alcuni consigli ma è evidente che per crescere sui social serva una strategia cucita su misura che risponda ai bisogni del target e alla propria mission. Mettendoli in pratica si può già notare una differenza anche se alimentare la community, creare un legame con chi ci segue e studiare con cura una strategia fa la differenza.

Articolo realizzato in collaborazione con 1 milione di fan.

&Love Story 2025: dove i brand fanno la storia. Partecipa in live streaming con Moondo!

Il prossimo 3 ottobre 2025, presso la suggestiva cornice della Fabbrica delle Lampadine a Milano, si terrà la decima edizione di &Love Story, l’evento cult per chi vuole costruire brand memorabili e navigare con consapevolezza nel nuovo ecosistema digitale dominato dall’intelligenza artificiale.

Un evento imperdibile per imprenditori, manager e professionisti che vogliono restare rilevanti in un mercato dove la fiducia crolla, i funnel si accorciano e i click diminuiscono fino al 60%, come confermato anche dall’Edelman Trust Barometer 2025.

Ma c’è una certezza: un brand forte continua ad essere scelto!

Il valore del brand al tempo dell’AI

Insieme a Moondo, anche quest’anno siamo media partner dell’evento, saremo presenti e parteciperemo per imparare e divulgare. Ma c’è di più, per tutta la nostra community abbiamo uno sconto riservato. Puoi partecipare in Live Streaming a soli 27 euro invece di 67!

Se vuoi ricevere il codice sconto riservato scrivi una mail a info@moondo.info.

&Love Story incarna una visione che condivido profondamente: oggi non basta esserci, occorre farsi scegliere. E per farsi scegliere, serve molto più di un budget: serve un’identità forte, un posizionamento autentico, un racconto coerente.

Lo dico da tempo, il marketing, quando è fatto bene, è prima di tutto una scelta. E proprio su questa scelta si basa l’intera narrazione dell’evento.

Perché partecipare?

&Love Story 2025 non è una semplice conferenza: è un laboratorio di idee, dati, visione e relazioni.
Ecco cosa ti porterai a casa:

✅ Strategie pratiche per affrontare l’impatto dell’AI su SEO, branding e customer journey
✅ Casi reali da aziende top
✅ Dati e insight utili a costruire fiducia in un contesto in cui la fiducia è sempre più scarsa
✅ Un’opportunità unica di networking con 250 manager e imprenditori

Tra gli speaker:

  • Salvatore Russo, ideatore di &Love Story: “Non è il budget, è il brand”
  • Giulia Bezzi, SEO strategist: “SEO & AI: ogni clic conta”
  • Ivano Di Biasi, CEO SEOZoom: “I nuovi KPI nel mondo delle AI overview”
  • Enrica Tiozzo, Ipsos: “Fiducia e identità: i nuovi consumatori”
  • Sergio Spaccaventocreative director e storyteller
    L’umorismo come arma strategica: far pensare con un sorriso e trasformare un messaggio in ricordo indelebile.
  • Fabiana AndreaniTop Voice LinkedIn ed esperta di talenti
    Employer branding autentico: come attrarre e trattenere persone di valore in un mercato che cambia.

Moondo c’è. E tu?

Come media partner, Moondo sarà presente all’evento per raccontarlo in tempo reale e raccogliere i migliori insight per i nostri lettori.

Parteciperò personalmente all’evento, sia come professionista del marketing sia come osservatore curioso di un mondo in rapida trasformazione. Perché, come scrivo spesso, solo la curiosità ci salverà dall’algoritmo.

Promo esclusiva per i nostri lettori

Grazie alla media partnership con Moondo, puoi partecipare in Live Streaming a soli 27 euro invece di 67!

Se vuoi ricevere il codice sconto riservato scrivi una mail a info@moondo.info.

Non perderti l’opportunità di ascoltare chi sta ridefinendo il futuro del marketing.
Io ci sarò. E tu?

La ricchezza finanziaria dei clienti delle banche Reti cresce più di quella degli italiani

Le reti di consulenti finanziari, in particolare le principali (Fideuram, Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Allianz Bank e Azimut), sono in grado di  fare crescere la ricchezza delle famiglie italiane in misura maggiore della media complessiva del Paese, anche se alla comparsa dei cigni neri, come la pandemia da Covid-19 e la guerra in Ucraina, i cui effetti sono deflagrati nel 2022, non risultano ancora essere così resilienti e perdono gran parte del vantaggio di rendimento accumulato per i clienti. È quanto dimostra una ricerca di Excellence Consulting secondo cui dal 2012 al 2021, se da un lato la ricchezza finanziaria per il complesso delle famiglie italiane è annualmente lievitato di una percentuale pari al 1,2%, dato che scende allo 0,1% se si include l’annus horribilis del 2022, dall’altro lato per i clienti delle sei principali Reti l’incremento annuo è pari al 3,3% dal 2012 al 2021, risultato che diminuisce allo 0,5% se si includeil “nefasto” 2022. 

Nel dettaglio dello studio, che elabora dati Assoreti e Banca d’Italia, il valore della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, al netto di quella dei clienti delle prime sei reti di consulenti finanziari (Fideuram, Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Allianz Bank e Azimut), passa dai 3.762 MLD del 2012 ai 4.180 del 2017 (di cui + 178 di risparmio) ai 4.697 MLD del 2021 (di cui + 335 di risparmio) ai 4.315 MLD del settembre 2022 (di cui +14 di risparmio). La conseguente crescita di valore della ricchezza finanziaria espressa in forma di tasso annuo di capitalizzazione composta (CAGR) è pari all’1,2% dal 2012 al 2017, sempre all’1,2% dal 2012 al 2021, mentre dal 2012 al 2022 cala allo 0,1%. Circa le sei maggiori reti di consulenti finanziari del mercato italiano, la ricchezza finanziaria dei loro clienti cresce da 223 MLD a 376 MLD nel periodo 2012-2017 (di cui circa +128 MLD dovuti a raccolta netta), a oltre 540 MLD nel 2021 (di cui circa +114 MLD dovuti a raccolta netta), mentre scende a circa 515 MLD (di cui +37 MLD dovuti a raccolta netta). La conseguente crescita di valore della ricchezza finanziaria dei clienti dei consulenti finanziari delle big six espressa in forma di tasso annuo di capitalizzazione composta (CAGR) è pari al 2,1% dal 2012 al 2017, diventa del 3,3% dal 2012 al 2021, mentre dal 2012 al 2022 cala allo 0,5%.

Andamento della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane

“L’inizio del 2023 – spiega Maurizio Primanni, CEO di Excellence Consulting – avrebbe dovuto essere il momento in cui lavorare sul recupero dei rendimenti persi nel 2022, invece l’attenzione degli addetti ai lavori è stata monopolizzata dalla decisione sulla gestione degli inducements che sarà presa dall’UE nell’ambito del nuovo pacchetto normativo sulla Retail Investment Strategy. La nostra ricerca dimostra che i consulenti finanziari delle sei principali reti del mercato italiano, anche con l’attuale revenue model basato sulle commissioni applicate ai prodotti, spesso tacciato di essere eccessivamente costoso per i clienti, hanno tuttavia dimostrato nell’ultimo decennio di sapere creare maggiore valore per i propri clienti, essendo stati capaci di far crescere la loro ricchezza finanziaria nell’ordine di due punti percentuali di maggiore rendimento per anno rispetto alla crescita della ricchezza finanziaria degli altri italiani. Anche nel 2022, tipico “anno cigno nero” per i mercati finanziari, con i rendimenti azionari e obbligazionari che si sono mossi entrambi in negativo per circa il 20% (cosa rarissima visto che tali asset class di solito si muovono in controtendenza gli uni agli altri), gli investimenti dei clienti dei consulenti finanziari, pur perdendo una quota importante del loro valore, tuttavia su un orizzonte temporale di dieci anni, continuano a segnare un rendimento annuo migliore rispetto a quello del resto degli italiani.”

Andamento della ricchezza finanziaria gestita dalle reti di CF

Proteggere i dati aziendali: il vantaggio del Cloud Object Storage contro gli attacchi di tipo Ransomware

Nell’era digitale in cui viviamo, la sicurezza dei dati aziendali è diventata una priorità assoluta. Gli attacchi di tipo Ransomware, in particolare, rappresentano una minaccia crescente per le organizzazioni di ogni dimensione e settore. Questi attacchi sofisticati mettono a repentaglio la riservatezza e l’integrità dei dati, costringendo le aziende a pagare un riscatto per poter accedere di nuovo alle proprie informazioni vitali.

In questo contesto, il Cloud Object Storage si presenta come una soluzione potente e affidabile per proteggere i dati aziendali dagli attacchi di tipo Ransomware. Rispetto ai tradizionali sistemi di archiviazione, il Cloud Object Storage offre una serie di vantaggi che contribuiscono a mitigare il rischio di perdita o danneggiamento dei dati sensibili.

Cos’è un attacco di tipo Ransomware?

Il Ransomware è diventato uno dei tipi di attacco più diffusi e pericolosi nel panorama delle minacce informatiche. Questo sofisticato malware si infiltra nei sistemi informatici, blocca l’accesso ai dati e ai dispositivi della vittima e richiede un riscatto per ripristinare l’accesso. Il suo impatto devastante può causare danni finanziari, perdita di dati preziosi e interruzioni significative delle operazioni aziendali.

Le cause principali dell’insorgere del Ransomware possono essere attribuite a errori di configurazione e a software non aggiornato. Le vulnerabilità nei sistemi informatici, spesso dovute a configurazioni errate o lacune nella gestione della sicurezza, possono offrire un punto di ingresso per gli attaccanti. Inoltre, l’uso di software non aggiornato può esporre le reti aziendali a falle di sicurezza note che gli aggressori possono sfruttare.

Gli errori di configurazione possono includere la mancata applicazione di patch di sicurezza, l’adozione di password deboli o predefinite, la mancata segmentazione della rete e la mancanza di controlli di accesso adeguati. Queste vulnerabilità consentono agli aggressori di infiltrarsi nei sistemi, criptare i dati e richiedere un riscatto per il ripristino dell’accesso.

Inoltre, il mancato aggiornamento del software rappresenta un grave rischio di sicurezza. I fornitori di software rilasciano regolarmente patch e aggiornamenti per correggere vulnerabilità note e migliorare la sicurezza dei loro prodotti. Tuttavia, se le organizzazioni non implementano tempestivamente queste correzioni, lasciano le loro reti aperte agli attacchi dei Ransomware che sfruttano le falle non ancora risolte.

Affrontare la minaccia del Ransomware richiede una combinazione di buone pratiche di sicurezza e soluzioni tecnologiche avanzate. È fondamentale implementare una corretta configurazione dei sistemi, che includa l’applicazione regolare di patch di sicurezza, l’adozione di politiche di password robuste e l’uso di soluzioni di sicurezza avanzate come firewall, sistemi di rilevamento delle intrusioni e antivirus aggiornati.

Inoltre, la consapevolezza degli utenti è un elemento chiave nella prevenzione degli attacchi di tipo Ransomware. Le aziende dovrebbero fornire formazione e sensibilizzazione per educare il personale sull’importanza di evitare link o allegati sospetti, di essere vigili nelle comunicazioni e di segnalare tempestivamente eventuali comportamenti anomali.

Il Cloud Object Storage: Una difesa affidabile contro gli attacchi di Ransomware e il ripristino dei dati

In questo contesto, il Cloud Object Storage si rivela una soluzione di backup e ripristino fondamentale per contrastare gli attacchi di Ransomware e garantire il recupero dei dati. Quando un’organizzazione subisce un attacco di Ransomware, il Cloud Object Storage offre una luce di speranza. Grazie a questa tecnologia, è possibile accedere alle copie di backup dei dati salvati in remoto e ripristinare i file critici senza dover cedere alle richieste dei criminali informatici. Il Cloud Object Storage permette alle aziende di conservare i dati in un ambiente sicuro, separato dalla rete principale, offrendo un livello aggiuntivo di protezione contro gli attacchi informatici.

La chiave per il successo nell’utilizzo del Cloud Object Storage come strumento di ripristino è la pianificazione e l’implementazione di strategie di backup adeguatamente progettate. Le organizzazioni devono garantire che i loro dati critici siano regolarmente copiati e archiviati nel Cloud in modo sicuro. Questa pratica garantisce che, in caso di attacco, esista una copia di backup affidabile a cui accedere per ripristinare i dati senza dover pagare un riscatto.

Una delle principali caratteristiche del Cloud Object Storage è la sua scalabilità e resilienza. Questa tecnologia consente di archiviare grandi quantità di dati in modo efficiente ed economico, riducendo al minimo i tempi di inattività durante il ripristino dei dati. Inoltre, grazie alla distribuzione dei dati su più posizioni geografiche, il Cloud Object Storage offre una maggiore protezione contro la perdita totale dei dati dovuta a eventi catastrofici o guasti hardware.

Oltre al ripristino dei dati, esso può svolgere un ruolo cruciale nella prevenzione degli attacchi. La capacità di isolare i dati di backup in un ambiente separato impedisce agli aggressori di compromettere le copie di sicurezza, garantendo che le informazioni critiche siano protette e pronte per il ripristino. Inoltre, molte soluzioni di Cloud Object Storage offrono funzionalità avanzate di crittografia e protezione dei dati, fornendo un ulteriore strato di sicurezza.

È importante sottolineare che il Cloud Object Storage non è una soluzione completa per la sicurezza dei dati, ma rappresenta un elemento cruciale in un approccio olistico alla protezione dei dati aziendali. Le aziende dovrebbero adottare una combinazione di strategie di sicurezza, tra cui politiche di accesso rigorose, aggiornamento regolare del software, monitoraggio attivo della rete e formazione del personale.

Articolo scritto in collaborazione con Seeweb.

“Non lo so”: Umanità vs Intelligenza Artificiale

In un’epoca caratterizzata da un’incessante sovrabbondanza d’informazioni, la frase “Non lo so” sta diventando sempre più rara eppure sempre più preziosa. Internet e i social media hanno trasformato il modo in cui interagiamo con la conoscenza, offrendo a chiunque uno spazio globale dove esprimere opinioni su qualunque argomento. Questa pressione di dover apparire sempre informati cresce ogni giorno.

1. Cos’è l’“Era dei Tuttologi”?

Si tratta di quella fase in cui la tecnologia ha creato la figura del “Tuttologo”: una persona che si sente obbligata a parlare o esprimersi anche quando possiede conoscenze superficiali sull’argomento. I social amplificano il fenomeno tramite la facilità e velocità di condivisione, riducendo la qualità del discorso pubblico. In questo contesto, dire “non lo so” diventa quasi un tabù, interpretato come debolezza.

2. Qual è il ruolo dell’Intelligenza Artificiale?

Le intelligenze artificiali, come ChatGPT, hanno cambiato il nostro rapporto con l’informazione: sono strumenti pensati per fornire risposte immediate, ma quando vengono interrogate su temi non compresi a fondo, possono dare risposte imprecise o fuorvianti.

Questo ci porta a un dubbio cruciale: può un’IA che ammette i suoi limiti essere considerata più etica e affidabile?

3. Perché dire “Non lo so” è prezioso?

A prima vista può sembrare una confessione di ignoranza, ma “Non lo so” è in realtà un gesto di umiltà e onestà intellettuale. Riconoscere i propri limiti è fondamentale per imparare, crescere e instaurare dialoghi autentici. A livello sociale, questo atteggiamento combatte l’arroganza intellettuale e favorisce un approccio più riflessivo alla conoscenza.

4. Cosa distingue l’essere umano dalle macchine?

Nella società dell’informazione, la quantità di dati supera largamente la nostra capacità di comprenderli e assimilarli. Ammettere i propri limiti potrebbe diventare un tratto distintivo dell’essere umano, in contrapposizione all’IA. Questo atteggiamento può segnare un cambiamento culturale verso un maggiore apprezzamento della nostra unicità.

“Non lo so” come valore

“Non lo so” non è solo un’ammissione di ignoranza, ma un invito a un approccio più consapevole e autentico alla conoscenza umana. Valorizzarla significa rafforzare le relazioni personali e professionali, promuovendo un dialogo profondo e sincero. Forse, ammettere di non sapere può renderci più umani.

CMO Summit 2025: un viaggio nel tempo per decifrare il marketing del futuro!

Venerdì 20 giugno ho avuto il piacere di moderare il CMO Summit 2025, organizzato da Business International e Fiera Milano all’Allianz MiCo, dal titolo “Back to the Future of Marketing“.

Un vero e proprio viaggio avanti ed indietro nel tempo, alla ricerca degli insights necessari ad interpretare un mondo che cambia, un marketing che cambia con esso, ridefinendo il ruolo del Chief Marketing Officer, chiamato a misurarsi giorno dopo giorno tra la necessità di stimolare l’engagement emotivo del consumatore e l’ottimizzazione algoritmica delle AI che ci chiude in gabbie, cercando di standardizzare e predire i nostri comportamenti.

Come in “Ritorno al Futuro“, il film del 1985 in cui l’adolescente Marty McFly viene catapultato indietro nel tempo, a bordo della DeLorean, creata dal geniale ed eccentrico Doc Emmett Brown, siamo tornati indietro per riscoprire le fondamenta del marketing, abbiamo riflettuto sul presente, per costruire un futuro ancora più entusiasmante della nostra professione.

Da tutti gli interventi è emerso come l’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il ruolo del marketer e le sue strategie, teletrasportandoci in dimensioni spazio-temporali nuove e sconosciute. E’ la macchina di McFly. Mentre i dati ne rappresentano il flusso canalizzatore. Un veicolo straordinario, di cui però l’elemento umano continua ad essere il pilota, l’uomo alla guida.

Ha aperto i lavori Francesca Critelli di Fiera Milano, perfetta padrona di casa e responsabile di tutta l’organizzazione (impeccabile!).

Insieme a Massimo Giordani, Presidente AISM – Associazione Italiana Sviluppo Marketing, abbiamo fatto un salto nel futuro, spingendoci fino al 2030, per capire come evolverà il marketing e la figura del CMO. Il punto centrale sul quale Massimo si è focalizzato si può riassumere nel ruolo che il marketer avrà nei prossimi anni. Una figura portatrice di grandi responsabilità che si caratterizzerà per essere:

  • architetto dell’esperienza personalizzata;
  • curatore di contenuti generati dall’AI;
  • guardiano dell’etica e della reputazione;
  • mediatore culturale globale;
  • analista strategico aumentato.
Massimo Giordani

Per Giordani il marketer sarà quindi una figura ibrida, tra umanista e tecnologo, tra scienziato del comportamento e regista delle emozioni.

Siamo tornati nel presente, per esplorare le nuove competenze richieste al Chief Marketing Officer. L’abbiamo fatto ascoltando Cristina Bambini (Dole), Guido Sciascia (Clementoni), Annalisa Ferri (Sammontana), Matteo Giannetti (Drink BOEM) e Martina Cerbone (Fratelli Branca Distillerie) per comprendere meglio come solo grazie alla sua visione a lungo termine ed alla sua forza innovativa il CMO può tracciare la rotta unendo mente umana ed intelligenza artificiale, creando le condizioni perfette per costruire un brand senza tempo. Particolarmente interessante la riflessione di Cerbone, secondo la quale, il CMO del futuro potrebbe essere una sorta di “mediatore linguistico” in grado di poter interagire tra linguaggio umano e linguaggio algoritmico.

Abbiamo poi affrontato il tema dell’overload informativo, legato all’incapacità di trasformare grandi volumi di dati in insight utili. Sono intervenuti Maria Teresa Squillaci (Fondazione Milano Cortina 2026), Domenico Dichiarante (Open Fiber), Laura Mirabella (Vision Distribution) e Simona Melani (Sony Pictures Entertainment). Dal dibattito è emerso in maniera chiara come il vero collo di bottiglia sta nell’incapacità di dare ai dati un significato strategico, di trasformarli facilmente in informazioni ed insights. Servono strumenti intelligenti, ma soprattutto marketer curiosi, capaci di porre domande non convenzionali. Solo così l’AI diventa alleato e non ostacolo.

Argomento della terza tavola rotonda è stata la Customer Experience, campo di battaglia delle emozioni. Sono intervenuti Isabella Maggi (Gattinoni Group), Benedetta De Michelis (B2You – Altroconsumo), Francesco Sodano (MediaWorld), Emanuele De Longhi (Samsung Electronics), Tommaso Vincenzetti (B&B Italia), Alberto Pacifici (Gruppo Dst). Insieme gli ospiti hanno concordato sul fatto che Customer Experience non è solo automatizzazione di processi, quanto creazione di esperienze che restano impresse nella mente dei clienti. L’AI deve diventare una lente per leggere meglio il cliente, non uno scudo dietro cui nascondersi. Il futuro appartiene ai brand che sapranno usare l’AI per emozionare e condividere valori, non solo per vendere.

E’ emerso, nel corso del dibattito, come l’AI applicata alla Customer Experience migliora:

  • Conoscenza del cliente (analisi dati)
  • Ottimizzazione dell’offerta (prezzi dinamici, gestione stock, previsione domanda)
  • Personalizzazione dell’offerta (raccomandazioni, up/cross selling, navigazione del sito)
  • Servizio clienti (chat bot, agenti)
  • Check out preventivo (mondo fisico negozio senza casse, mondo digitale agente algoritmico per acquisti)

Abbiamo poi fatto un viaggio strategico nella comunicazione integrata di marketing, con Alberto Chiapponi (Bolton Group), dove l’attenzione è l’unica moneta che conta. Ma è una moneta fragile, che si conquista con autenticità, fiducia, coerenza e narrazione. L’errore più grande è pensare che basta esserci. Occorre lasciare un segno. Ogni campagna è un viaggio nella mente del consumatore. L’obiettivo? Essere ricordati, e possibilmente, amati.

Infine abbiamo dato spazio alla Gen Z, con Marco Sbardella (Skuola.net). Una generazione che rappresenta il nostro specchio temporale. Come adulti e professionisti del marketing, abbiamo il dovere di ascoltarli, senza filtri, lasciando spazio a nuove forme di pensiero. Per farlo è necessario ripensare l’intero paradigma formativo delle nostre scuole ed università. Siamo stati abituati ad essere giudicati in base alle risposte corrette che davamo. Dovremmo forse iniziare a giudicare gli studenti in base alla capacità di porre le giuste domande all’AI?

E’ stato un viaggio affascinante, dal quale ho imparato molto. Spero che il pubblico abbia apprezzato. L’appuntamento è per il prossimo anno #CMOSummit2026!