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Ho un’idea che spacca! Soldi? No, ma l’idea spacca! Facciamo una cosa, trova prima i soldi. Oppure…

Eh si, è dura da mandar giù, ed ancor più dura da digerire: per avere successo servono i soldi. Ma come, mi dirai? Apro i social e sono pieno di post (sponsorizzati, guarda un po’… quindi con soldi spesi in pubblicità) che mi dicono “Come guadagnare i primi 5K partendo da zero, senza investimenti!”, “Come ottenere Lead a catinelle”, “I 4 step per creare una fortuna da zero”…

E invece NO!

Ripeto: per avere successo servono i soldi.

E le idee? Quelle servono a non sprecarli!

Eccolo è arrivato. Il mondo è pieno di letteratura che ti insegna come, se hai un’idea vincente, puoi avere successo. Chi me lo dice che quanto mi stai dicendo è vero?

Guarda, mettiamola in questi termini, ti do qualche dato e racconto un fatto personale:

  • Steve Jobs e Steve Wozniak avevano un’idea geniale, ma senza i 91.000 $ di Mike Markkula Apple Computer non sarebbe arrivata all’attenzione del pubblico.
  • Il prezzo per uno spot pubblicitario di trenta secondi all’interno del Super Bowl (la finale della National football league), evento televisivo dell’anno in USA (e nel mondo), è di 6,5 milioni di dollari.
  • Nel 2007 insieme al mio socio testammo un progetto di installazione di monitor sulla barriera casse di un paio di ipermercati all’interno di centri commerciali di Roma. Era un progetto all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. La prima installazione di monitor gestibili da remoto, che utilizzava la tecnologia di un’azienda italiana che forniva i servizi di telemetria ai team di Formula 1. Potevamo gestire ogni monitor dall’ufficio, fare marketing di prossimità con il bluetooth, cambiare i palinsesti pubblicitari o i contenuti informativi del punto vendita, dare news in tempo reale ai clienti in collaborazione con Ansa. Insomma una figata pazzesca. Eravamo i primi in Italia. Le installazioni di monitor sugli autogrill sono arrivate qualche anno dopo e non erano (non sono ancora) di quel livello. Così come i monitor pubblicitari messi sulle vetrine dei negozi, o l’utilizzo di monitor nei bancomat. Il test è stato un successo, ma il progetto è fallito. Perchè? Perchè non avevamo abbastanza soldi per sobbarcarci l’investimento necessario a “digitalizzare” altri centri commerciali e lanciare di fatto la novità. E quando andavamo in giro a raccontare cosa potevamo fare, cercando investitori, in molti non capivano la novità e la portata dell’idea. Era il 2007, anno in cui Apple lanciava Iphone, Internet nel telefono non esisteva, per tanti con cui parlavamo erano TV su una barriera casse…

Non ho la pretesa di averti convinto.

Puoi tranquillamente continuare a pensare che basti l’idea. Io ti assicuro, sulla mia pelle, che nemmeno l’idea migliore del mondo andrà molto lontano senza i soldi per farla decollare.

Ricordi quanto ti ho già detto in tema di posizionamento? Devi entrare nella mente del potenziale cliente. Hai solo due strade per farlo:

  1. Chiedere permesso
  2. Forzare la serratura

Se scegli di chiedere permesso, allora devi adottare un approccio customer driven: intercettare bisogni, interessi, passioni, sogni e desideri di clienti attuali e potenziali. Riunirli in una community. Ascoltare e coinvolgere i membri della stessa nelle scelte, farti “guidare”, nella gestione della tua attività, per incrementare il valore dei prodotti e del brand.

Se invece pensi che sia più semplice forzare la serratura, beh allora hai solo una strada da percorrere…
Apri il portafogli e prepara i soldi, tanti!

P.S.

Ah… se decidi di forzare la serratura chiamami pure, a chi non farebbe piacere ricevere una valanga di soldi da investire in marketing e pubblicità! Ma so che non lo farai mai, perchè sceglierai di rivolgerti ad una delle EXTRAMEGAFANTASUPERAGENZIE con serra di piante di Ficus e poltrona in pelle umana.

Non mi resta che sperare in una tua chiamata per fornirti qualche idea utile a non non sprecare i tuoi soldi! Ci conto!! Ciaooooo!!!

Cosa NON dovresti fare su LinkedIn 

Molto spesso attraverso i miei contenuti suggerisco cosa è opportuno fare su LinkedIn per ottenere buoni risultati, sfruttare al meglio la piattaforma e avvicinarsi al proprio obiettivo. Per una volta vediamo invece cosa sarebbe meglio non fare su LinkedIn con il Profilo per evitare penalizzazioni, danni al Personal Brand o peggio.

Ho diviso in due parti questa serie di consigli, nella prima parte mi concentro su aspetti e atteggiamenti legati all’uso del Profilo, nella seconda parte vedremo alcuni suggerimenti tecnici. In ogni caso si tratta di cattive pratiche che in qualche modo finiscono per danneggiarti.

4 consigli di cose da non fare su LinkedIn:

  1. Non essere autoreferenziale: intendiamoci celebrare i propri successi ogni tanto va benissimo, ma raccontare quanto si è bravi in ogni circostanza, elencando numeri e cifre, mostrandoli come fossero trofei, diventa controproducente. Lascia che siano gli utenti a stabilire se e quanto vali.
  2. Non mentire, sii te stesso: questo è un aspetto delicato e in cui credo molto, soprattutto su LinkedIn. Non far credere di essere ciò che non sei, prima o poi verrai smascherato. La trasparenza e la correttezza sono valori che pagano sempre. Le bugie hanno le gambe corte, su LinkedIn sono “cortissime”.
  3. Non essere aggressivo e/o polemico: ci sono alcuni social network in cui le polemiche o gli insulti sono purtroppo all’ordine del giorno. Qui siamo su una piattaforma di business, chi vorrebbe fare affari o collaborare con qualcuno che usa toni aggressivi o che polemizza in ogni occasione?
  4. Non lamentarti o parlare male di qualcuno: anche questa è una pratica davvero deleteria su LinkedIn. I conflitti in ambito professionale meglio risolverli in privato e non “metterli in piazza”. Per costruirsi un’immagine servono anni, per rovinarla basta un commento sbagliato.

Seconda parte dei suggerimenti sulle buone pratiche da utilizzare su LinkedIn per non danneggiare il tuo Personal Brand e per sfruttare al meglio il tuo Profilo LinkedIn.

5 cose da NON fare su LinkedIn, consigli di tipo tecnico-pratico:

  1. Non cercare scorciatoie: LinkedIn è un percorso e servono pazienza e costanza. Forzare la mano con post non pertinenti, con il solo scopo ottenere visibilità fine a se stessa è solo una perdita di tempo che non solo non porta risultati ma finisce per “annacquare” il tuo Personal Brand.
  2. Non mandare messaggi di vendita: l’attività di social selling richiede un lavoro paziente di ricerca, engagement, lead nurturing e uno scambio di messaggi con i potenziali clienti. Su LinkedIn non vendi ma ti guadagni l’opportunità di fissare un appuntamento. Gli anni ’80 sono finiti da un pezzo.
  3. Non inviare richieste di contatto senza un messaggio: questo è un grande classico, ne ho parlato decine di volte ma vale la pena ripeterlo. Un invito a connettersi è come presentarsi a qualcuno di persona, vogliamo fare uno sforzo e aggiungere due righe?
  4. Non taggare troppe persone nei post: se questi utenti non rispondono e non interagiscono, il tuo post finisce per essere penalizzato dall’algoritmo. Valuta sempre chi vuoi menzionare e assicurati che siano veramente interessati all’argomento.
  5. Non trovare tempo per rispondere ai commenti: se c’è una cosa sconfortante è vedere un post con molti commenti, magari con domande, e nessuna replica dell’autore. Quando pubblichi un post tieni sempre del tempo per interagire e rispondere, ci guadagni tu, il tuo post e gli utenti a cui rispondi.

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Calendario editoriale: tutto quello che devi sapere

Vuoi generare lead (clienti) di qualità? Vuoi aumentare le vendite? Vuoi creare autorevolezza? Vuoi alimentare la conversazione? Allora è arrivato il momento di avere una Content Strategy. Il content marketing è un approccio di marketing strategico, ha lo scopo di attirare e trattenere un pubblico specifico. Se sei in grado di creare buoni contenuti per il target giusto e sarai costante nel tempo, vedrai che i risultati arriveranno.

Unisci in un mix vincente il pensiero strategico, il tempo e la perseveranza e noterai l’incremento del profitto e il raggiungimento degli obiettivi!

Ed ora passiamo al “famoso” Calendario Editoriale. E’ bene fare una distinzione tra Piano e Calendario. Il piano editoriale è un documento che racchiude l’insieme di tematiche, contenuti, formati, che si desidera produrre. Il calendario editoriale è la vera e propria calendarizzazione del contenuto. Non farla sul cartaceo però, sei vuoi essere Smart e Digital ti consiglio di utilizzare ad esempio Trello.

Ma come si fa un calendario editoriale?

Si parte da una content strategy in cui:

  1. Si individuano gli obiettivi.
  2. Si individua il target, conoscere la propria audience e gli utenti è fondamentale per donare loro contenuti interessanti.
  3. Si definisce il budget ed il tempo, è importante lavorare sulla qualità di ciò che andrò a creare.
  4. Si crea il giusto tone of voice, linguaggio.

E poi siamo pronti per la calendarizzazione:

  1. Si scelgono i canali di pubblicazione
  2. Si decide chi sarà a pubblicare quel contenuto
  3. Si sceglie la call to action
  4. Si imposta la data di pubblicazione

Ma i risultati quando arriveranno?

So che ti stavi facendo questa domanda, probabilmente per generare profitto saranno necessari almeno dai 6 ai 12 mesi.

Ma se non ho idee come scelgo i contenuti del piano editoriale?

  • Faccio un social listening, analizzo la rete, di cosa parla e dove, cosa interessa al pubblico?
  • I tuoi competitor cosa scrivono? Analizzali, studiali e… prendi ispirazione, occhio non copiarli.
  • Utilizza tool per generare idee conosci Answer The Public?

Ed infine?

Infine è necessario elaborare i Kpi, gli indicatori delle performance. Se non te lo hanno già detto te lo svelo io, dovranno essere SMART; specifici, misurabili, azionabili, rilevanti, temporali. Non dimenticarti di condividerli con tutto il team e di monitorarli costantemente!

Nel lungo termine il content marketing potrebbe avere un effetto dirompente, è uno degli investimenti migliori che potresti fare.

Se questo contenuto ti è piaciuto potresti condividerlo con la tua rete!

Noi insegnanti non dobbiamo MAI bloccare l’entusiasmo degli studenti

Mi arrivano tanti messaggi. A volte mi scrivono persone che mi dicono: “Se a scuola mi avessero motivato a fare di più, se mi avessero detto che non ero io che ero stupido, non ero io a non essere portato per quella materia, dovevo solo capire meglio. Forse la vita mi avrebbe portato a fare qualcos’altro”.

Ecco perchè noi insegnanti non dobbiamo mai bloccare l’entusiasmo dei ragazzi, anzi dobbiamo portarli ad aprirsi. Perchè più ci irrigidiamo, più quando siamo in cattedra creiamo “corazza”, peggio è. Perchè i ragazzi poi non capiscono, che noi siamo stati come loro!

Come crescere su Instagram

Sono 500 milioni gli utenti attivi su instagram, sono persone in cerca di intrattenimento e divertimento. Oggi cercherò di darti qualche consiglio pratico e di spiegarti come muoverti su Instagram, soprattutto ti racconterò che solo la sponsorizzazione non ti darà un rientro effettivo. Prima di creare un piano editoriale dovresti porti una serie di domande.

  • Perchè una persona dovrebbe seguirti?
  • Cosa offri loro?
  • Sei capace di catturare le esigenze del pubblico? Cosa puoi fare per quel pubblico?
  • Conosci l’algoritmo? Chi lavora ai tuoi profili social si aggiorna costantemente? 
  • Analizzare i tuoi punti di forza e cerca di scoprire qual è il vantaggio che potresti offrire.

Solo dopo aver risposto a queste domande potresti partire con la creazione dei contenuti, cercherò di aiutarti lasciandoti delle idee da mettere in pratica subito. 

  1. Il profilo dovrà essere ottimizzato, le persone dovranno avere immediatamente chiaro ciò di cui andrai a parlare. Immagine del profilo, storie in evidenza, bio, keywords, feed ordinato.
  2. Se vuoi entrare nei “consiglia” dovresti categorizzare il tuo profilo, quale tematica tratti?
  3. Il piano editoriale deve corrispondere ai tuoi obiettivi di comunicazione, se sai cosa comunicare e non crei la caption improvvisata all’ultimo secondo, probabilmente avrai un post che crea maggior engagement. 
  4. Stai sfruttando tutti i formati? post, caroselli, reel, storie, dirette, ci saranno utenti che preferiscono un formato piuttosto che un altro, in questo modo potresti “accontentare” più persone.
  5. Tutti ormai da tempo stiamo dicendo che devi sfruttare il format reel, ma sono realmente un ottimo modo per far crescere il tuo profilo e mostrarlo ad utenti che non ti seguono. 
  6. Hai mai pensato di collaborare con altri profili magari in linea con il tuo? Sono una vera vetrina per farsi conoscere da altre persone. 
  7. Cura il testo, tone of voice, copy persuasivo, il tono sempre lo stesso, in linea con il brand, il testo catturerà l’attenzione delle persone e le porterà a compiere la famosa azione. 
  8. Segui la pagina ig creators? È ricca di idee, di spunti e ti permette di stare al passo con i continui cambiamenti della piattaforma. 

Adesso parliamo delle sponsorizzazioni. Sono un’ottima strategia ma non bastano. Devi raccontare qualcosa, devi creare una storia intorno a te altrimenti non avrai mai quel famoso vantaggio competitivo, per crescere fidelizzare è fondamentale. La sponsorizzata è qualcosa in più ma ciò che ti porterà dei veri risultati nel medio-lungo termine sarà un’attività di comunicazione e coinvolgimento, in modo di catturare costantemente l’attenzione delle persone. 
 
Mostri il dietro le quinte? Utilizzi immagini di persone “reali” che lavorano nella tua azienda?
Sono piccole idee ma che potrebbero avvicinare il pubblico e fare la differenza.

Intelligenza o inconscienza artificiale?

Finalmente ho trovato il tempo per leggere “Incoscienza Artificiale“, il bel libro di Massimo Chiriatti.

Questi i punti chiave che mi sono appuntato:

✅ Il ragionamento parte dalla riflessione che troviamo in prefazione: “L’uomo vede l’IA come una macchina in grado di prendere le sue decisioni, ma si sbaglia, perché è solo un calcolatore di simboli, anche se sempre più sofisticato. L’IA vede l’uomo come un insieme di numeri, ma si sbaglia, perché la coscienza è incomputabile”.

✅ Di uno strumento (in questo caso la tecnologia) siamo soliti dire che non è né buono, né cattivo, dipende dall’uso che se ne fa. Vero! Ma nel caso dell’IA dobbiamo aggiungere che non è neanche neutrale, poiché gli algoritmi che ne sono alla base si “nutrono” di dati, che sono spesso risultato di scelte soggettive. Scrive Massimo: “Noi siamo sempre di parte, è la nostra natura. Perché pretendere allora l’imparzialità degli algoritmi, che non fanno altro che seguirci e leggerci?”

✅ “La curiosità ci salverà dall’algoritmo”, questa mia affermazione continua a trovare conferma. Dobbiamo fare di tutto per non farci rinchiudere nei “walled garden” (giardini recintati), in cui entriamo spinti dalla paura di essere esclusi dall’accesso all’informazione, ma la cui uscita è ostacolata da alti muri. Eppure non possiamo fare a meno di essere connessi, se è vero quanto scrive Chiriatti che: “non sarà la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella più connessa”. Ed ancora: “Solo se restiamo diversi miglioreremo, anche ibridandoci con l’IA, ma se azzeriamo le nostre differenze l’IA avrà gioco facile nel sostituirci”.

✅ Occorrono competenze diverse ed eterogene, per comprendere cosa accade e come lavora (e decide) la “black box”, ovvero il processo algoritmico. Mano a mano che l’IA migliora e perfeziona i suoi risultati, nello svolgimento di compiti specifici e verticali, serviranno sempre più competenze multidisciplinari ed orizzontali. Chi avrà la capacità di orientarsi tra discipline diverse, possiederà la creatività che serve alle aziende ed alla società.

Insieme a “Etica dell’intelligenza artificiale” (Luciano Floridi), “L’algoritmo e l’oracolo” (Alessandro Vespignani) e “Le macchine di Dio” (Helga Nowotny) un libro che chiude il cerchio sullo stato dell’arte relativo all’intelligenza artificiale.

Merito, talento e ruolo dell’istruzione

“Merito” può significare il talento di ognuno che deve essere sviluppato, o il contributo che ciascuno deve poter dare alla collettività, a prescindere dalla sua estrazione sociale, dal suo reddito, dalle gerarchie.
Per Frederic Laloux, la meritocrazia (intesa nel senso di cui sopra) è una delle svolte delle organizzazioni “arancioni”. In esse le gerarchie non sono (più) stabili e il passato non pregiudica il presente. Un esempio di organizzazione arancione è la multinazionale, mentre esercito, Chiesa cattolica e Pubblica amministrazione sono esempi del modello precedente (organizzazioni ambrate) che la meritocrazia mette in crisi.
Questa prospettiva ragiona sul merito che c’è, che si è generato e che può trovare o non trovare sbocco e compimento

Ma il “talento” è anche espressione di certe condizioni di partenza: la deprivazione economica e culturale, la carenza o assenza di stimoli, il mancato accesso a occasioni di formazione e altri fattori rendono opaca e discriminante la nozione di “talento” (e quindi di “merito”).
Tranne rarissime eccezioni (plusdotazione, eccezionali abilità forse innate) il merito individuale non può essere considerato in astratto come se accadesse nel “vuoto”: esso accade in una realtà precisa, che è sociale, economica, culturale e all’interno di relazioni che favoriscono o reprimono talenti.

Questa prospettiva ragiona su come si forma il merito, prima che si ponga il problema del suo sbocco.

Merito e ruolo dell’istruzione?

L’istruzione (educazione, formazione, istruzione) è proprio il luogo della scoperta, formazione, costruzione, potenziamento dei “meriti” individuali, di tutti e di ciascuno.
Inoltre, come da dettato costituzionale, la Scuola deve contribuire a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3).

A completamento, l’articolo 34 dice anche che: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, mettendo in correlazione il diritto allo studio con i mezzi di sostentamento (in un periodo in cui studiare significava privare la famiglia di forza-lavoro indispensabile).

Cosa significa “capaci e meritevoli”?

Siccome lo strumento principale per attuare il diritto allo studio è, come suggerito dall’articolo 34, la borsa di studio, ma lo stato ha disponibilità limitate, gli idonei a ottenerla sono individuati per concorso: fra i criteri, oltre a ISEE delle famiglie e durata del percorso richiesto, c’è il merito (cioè i voti dello studente). Inutile dire che nella pratica vi sono idonei che non ricevono le borse.

Come sfruttare l’algoritmo di LinkedIn?

C’è ancora posto per te su questa piattaforma? Certo che si, basta giocarsi bene le proprie carte. Per avere un profilo ottimizzato conoscere l’algoritmo diventa importantissimo, è come trovare una chiave che ti apre la porta verso il successo. Ma l’algoritmo cos’è? Il suo scopo è quello di creare una buona esperienza per l’utente, ha il compito di assicurarsi che tra tutti i contenuti presenti, gli utenti trovino quelli più coinvolgenti in modo che restino più tempo sulla piattaforma.

Dunque tu, che scrivi post per Linkedin dovresti riuscire a creare contenuti più: Accattivanti, Coinvolgenti, Utili, rispetto a quelli creati da altri utenti. Vediamo punto per punto il funzionamento dell’algoritmo di LinkedIn.

Il tuo post dopo la pubblicazione sarà “campionato” da un piccolo gruppo di follower

Inizialmente solo una parte vedrà il tuo post, ma se i tuoi utenti inizieranno ad interagire, questo significherà che il tuo contenuto è stato apprezzato e lo suggerirà ad altri utenti. 60 minuti di gloria. Sembra che i primi 60 minuti siano fondamentali, più coinvolgimento ci sarà da parte degli utenti più il tuo post viaggerà nella home di Linkedin. 

Non c’è un arbitro ma c’è un punteggio

LinkedIn fornisce un punteggio di contenuto basato sul tipo di coinvolgimento, (il consiglia, il commento, la condivisione) ed una volta sommato, il risultato determinerà la qualità del contenuto. Dunque se il post sarà considerato di alta qualità verrà mostrato a più persone.

Orario di pubblicazione

Varia i tempi di pubblicazione per capire cosa funziona meglio per il tuo pubblico, quando c’è maggior engagement? Sperimenta i vari momenti della giornata per capire quando gli utenti interagiscono di più con i tuoi contenuti. Evita i filtri anti spam, non creare post ingannevoli, troppo promozionali, non offendere, non tormentare le persone nella chat, se gli utenti ti bloccheranno questo potrebbe non piacere all’algoritmo. 

Cerca di ottenere almeno 500 connessioni, (ma che non siano richieste di collegamento casuali) sembra che Linkedin favorisca gli utenti con più connessioni. 

Ottimizza il profilo

L’algoritmo studia il profilo dell’utente per suggerirgli le connessioni migliori e farlo apparire nelle ricerche effettuate dai recruiter o dagli “head hunter”. Le parole chiave nella tua biografia e nel tuo profilo sono fondamentali. Gli utenti che atterrano sulla tua pagina dovranno capire velocemente e in maniera chiara quali siano gli argomenti di tua competenza.
 
L’algoritmo è mutevole, spesso in aggiornamento, ma ricordati che il suo scopo sarà sempre quello di creare un’esperienza utente migliore possibile, dunque fondamentale sarà lavorare su contenuti di altissima qualità.

Come funziona algoritmo LinkedIn

Scrittura digitale: come rendere un testo accattivante

Ciao! Mi presento, sono Martina Meola, copywriter e content strategist, con questo articolo inauguro la mia collaborazione con Moondo!
Quella che ti propongo è una mini guida per rendere un testo ACCATTIVANTE! La scrivo quasi come fosse un post per i social, per farti capire le differenze ed entrare subito in argomento. Bene, possiamo iniziare il nostro viaggio nella scrittura digitale.

Scrivere è bellissimo.

⏳ Mi porta in un luogo che potrei chiamare “non tempo”, quando scrivo non mi accorgo dei minuti che passano. Tutti possiamo scrivere. Se ti dicono che devi conoscere un milione di parole non crederci. 

💻 Se hai un pc sotto mano ti basta cercare i sinonimi per non ripetere i concetti.

Ma la domanda principale è: come si imposta un testo?

Ti darò dei consigli da mettere in pratica subito. Inizio con delle indicazioni che avrai sicuramente già letto, ma sono importantissime. Le troverai anche guardando dei video su YouTube, ma, se non hai voglia di ascoltare l’audio allora questo testo è perfetto per te. 

  • No muro di testo. Fondamentale, l’ho già scritto un sacco di volte, spaziare la scrittura aiuta tantissimo nella lettura.
  • Le frasi brevi sono perfette, possono invogliare la lettura e ti fanno venir voglia di leggere la riga dopo, e quella dopo e quella dopo ancora.
  • Elenco puntato, elenco numerato, alleggeriscono il testo ed esteticamente sono anche molto piacevoli. 
  • Non utilizzare un gergo tecnico, se scrivi per tutti ricorda che tutti devono capire.
  • Le emoticon vanno benissimo se il tuo Tone of Voice è “Friendly”, amichevole.

Questa era la premessa. Adesso entrerò nel dettaglio con degli spunti che ti SCONVOLGERANNO. Vabbè ho esagerato… 

Calati nella mente di chi sta leggendo ed anticipa le domande del pubblico

👉 Esempio 1 = Ma è davvero efficace quello che ti sto proponendo? Te lo mostro subito. 
✔️ Utilizza i luoghi comuni, ci sono aziende che impostano la loro comunicazione proprio su questi. Può piacere oppure no, ma ti assicuro che funziona. 

👉 Esempio 2 = Non riesci a decifrare le bollette perchè sono troppo complicate da leggere? Ecco le persone si sentiranno immediatamente capite. 
✔️Incornicia la realtà. Ehi ascoltami bene non significa mentire, occhio, è un pò come se tu dessi un regalo di compleanno, lo impacchetti per renderlo migliore giusto? Bene, è la stessa cosa. 

👉 Esempio 3 = Questo corso ti porterà dei risultati. Trasformalo in Questo PERcorso ti porterà INCREDIBILI risultati. 
✔️Eleva l’hype, aumenta l’attenzione, l’interesse, utilizza queste parole prima di iniziare il tuo testo. Se mi leggi sui social avrai notato che lo faccio spesso anche io.

👉 Esempio 4 = Tieniti forte. -Attento potresti rimanere scioccato da quello che sto per dirti – Sto per raccontarti qualcosa di incredibile!✔️Anticipa i pregiudizi. Quante volte ti è capitato di incontrare questa tecnica? 

👉Esempio 5 = Non è la solita app – Non è la solita offerta luce e gas. 

Raccomandazioni

❌ Non utilizzare queste idee per mentire al tuo pubblico perchè li farai scappare a gambe levate, gli utenti vogliono solo la verità. Scrivere utilizzando questi esempi potrebbe aiutarti a catturare l’attenzione delle persone. Magari qualcosa andrà bene qualcos’altro no.

✍️ Rendere migliore un testo è possibile. Dipende solo da te.

Marketing automation e dynamic pricing, quanto ne sai?

C’eravamo lasciati con alcune idee e suggerimenti per iniziare a vendere online. Bene, finalmente ci siamo, arriva il nostro tanto desiderato cliente! Cosa dovrebbe fare una volta atterrato all’interno dell’ecommerce. Quale dovrebbe essere il percorso d’acquisto?

Caratteristiche e funzionalità base di un e-commerce

  • Un motore di ricerca interno, un menu con categorie e sottocategorie, prodotti divisi per brand, filtri per visualizzazione dei prodotti per prezzo, colore, taglia, ecc. sono tutti plus utili a facilitare la scelta del cliente che, individuato il prodotto, accede alla “scheda prodotto” e dunque a tutte le informazioni che lo riguardano.
  • L’offerta di eventuali prodotti migliori di quello selezionato (up selling) o correlati (cross selling), recensioni di altri clienti, ecc. consentono di migliorare la user experience dell’utente. In ogni pagina di prodotto deve essere ben visibile e chiara la possibilità di “aggiungere al carrello” il prodotto desiderato.  
  • Siamo nella fase di finalizzazione dell’acquisto, l’utente deve poter scegliere se registrarsi al sito (con e-mail o con login di accesso di un social, es. Facebook) oppure acquistare come guest (ospite). In entrambi i casi dovrà rilasciare i dati per la spedizione (ed eventuale fatturazione) e scegliere la modalità di pagamento (bonifico, paypal, carta di credito, contrassegno) e consegna (corriere espresso, spedizione ordinaria, ritiro in negozio, ecc.). L’errore più comune è considerare conclusa in questo modo la fase di vendita.
  • Devi invece pensare che questo è solo il primo passo, ora spetta all’azienda prendere in mano la gestione dell’ordine. Ricevuta la notifica di acquisto, devi iniziare l’iter per l’evasione dell’ordine: prelevo del prodotto dal magazzino e preparazione del pacco per la spedizione, fatturazione, affidamento al corriere.

Tutte queste fasi devono essere comunicate (o rese accessibili per una consultazione) al cliente. Buona norma è chiedere al cliente un feedback, un commento, un voto, cosa che permetterà ad altri potenziali acquirenti di farsi un’idea sul negozio e sul tuo modo di lavorare.

Marketing automation

Nella stragrande maggioranza dei casi i siti di e-commerce hanno carrelli pieni di prodotti che però non si tramutano in acquisto, almeno nell’immediato.

Questo avviene perché gli utenti utilizzano il carrello come deposito. “Tanto metto il prodotto nel carrello, poi magari domani lo acquisto”. Questo avviene anche se avete previsto la possibilità di creare una “Lista dei desideri”.

Niente da fare, l’utente medio preferisce riempire comunque il carrello… sarà un retaggio del nostro modo di acquistare nel mondo reale. Chi lo sa!

A proposito, se dovete fare un regalo alla vostra ragazza, a vostra moglie, e non sapete cosa acquistare per lei, date uno sguardo al carrello del suo sito preferitom, sarà come leggerle nel pensiero, non si può sbagliare. Benedetta tecnologia! 😅

Marketing Automation

E’ facile intuire come avere un e-commerce con un carrello che abbia memoria dei prodotti inseriti sia molto importante. In modo da riproporli all’utente nel momento in cui entrerà nuovamente nel nostro sito o navigherà su altri siti (retargeting se è un cliente guest, remarketing nel caso sia un cliente loggato).

Per cercare di trarre vantaggio da questo modo di fare, sempre più spesso i siti di e-commerce integrano software di marketing automation. Cosa sono?

In parole povere il software di marketing automation altro non è che l’equivalente del commesso nel negozio tradizionale. Una voce di costo differente nella “forma”, ma non nella sostanza.

Ricordi cosa succedeva con l’alimentari sotto casa? Entravi ed il titolare dietro il bancone ti diceva: “Pane ben cotto e salato, giusto?”, oppure: “Oggi ho questo prosciutto buonissimo, ne faccio un etto?”, o ancora: “Giovedì era stato tentato dalla mozzarella di bufala, oggi ce l’ho in offerta, la vuole?”.

Ecco i software di marketing automation non fanno che automatizzare queste funzioni. E’ il commesso, solo che è digitale.

Per cui se hai messo un prodotto nel carrello, ma non hai concluso l’acquisto, potresti ricevere una mail con un codice sconto. Oppure se acquisti con frequenza un prodotto potresti vedertelo offrire con azioni di retargeting o remarketing.

Se hai acquistato un prodotto che prevede l’acquisto di accessori di consumo, ad es. una stampante, dopo un po’ di tempo potresti essere oggetto di azioni di marketing che ti offrono di acquistare carta, cartucce o toner (cross selling).

Il commesso digitale ti conosce bene, meglio di quello reale (perché sa quello che fai anche in altri negozi e nella tua vita social) e si ricorda di te!

Ultima frontiera: dynamic pricing

Ultima cosa da sapere. I prezzi all’interno di un e-commerce possono essere dinamici. Cosa significa? Posso mostrare prezzi diversi a clienti diversi? Si. Dai, non dirmi che non te ne eri accorto!!!

L’ho provato io stesso prenotando un biglietto: da loggato al sito (quindi da cliente conosciuto) e da ospite (guest), stesso biglietto, stesse identiche condizioni, due prezzi diversi e non di poco.

E’ lecito? Boh…

Sappi però che la pratica è più diffusa di quello che pensi e consiste proprio nel variare i prezzi in base alle caratteristiche (su tutte la capacità di spesa) del consumatore.

Sei collegato con iphone ultimo modello? Viaggi in prima classe ed alloggi in hotel di lusso… allora vedi (e paghi) prezzi più alti (il che in linea di principio nemmeno mi dispiacerebbe come idea di giustizia sociale e redistribuzione del reddito digitale).

Il problema è che non sempre quello che faccio in rete equivale a quello che posso fare nella realtà. Ad esempio potrei essere un visitatore di siti di auto od orologi di lusso, ma non potermene mai permetterne uno… e ritrovarmi a pagare i biglietti come chi gira in Bugatti. Che beffa!

DYNAMIC PRICING

Per spiegarti meglio di cosa sto parlando riporto un estratto del documento redatto dal dott. Marco Massimini (il contenuto integrale lo trovi qui: https://bit.ly/tobedigital-dynamicpricing).

“I continui sviluppi dell’information technology e la logica del profitto suggeriscono ai venditori del mercato digitale che oggi è possibile ottenere nuove e consistenti marginalità adottando decisioni automatizzate basate sulla profilazione degli utenti web.

Per far questo, si dovrebbe chiedere alla privacy di scansarsi per far spazio ad un’ampia attività di monitoraggio che consenta di discriminare i prezzi in base alle caratteristiche dell’individuo. Affidando a raffinati algoritmi machine learning l’analisi delle diverse tracce elettroniche disseminate nel cyberspazio, si possono ottenere preziosi indicatori sul benessere economico di una persona, la sua propensione all’acquisto ed altre informazioni in grado di svelare connotazioni e attitudini private utili a formulare offerte sempre più customizzate.

Il retailer può così offrire la cosa giusta, al momento più opportuno, al costo che stima maggiormente sostenibile (o comunque invitante) per lo specifico consumer; grazie a tale strategia, il primo ha maggiori chance di convincere il secondo ad acquistare, e il secondo può spuntare un prezzo migliore rispetto al solito.

Potendo apportare, almeno in via di principio, vantaggi a tutte le parti negoziali, se un simile business model dovesse dispiegarsi su larga scala dovremmo teoricamente assistere ad una complessiva ottimizzazione del rapporto tra domanda e offerta: un fenomeno cui, pertanto, dovrebbe riconoscersi una congrua utilità socioeconomica.

Tuttavia non può sfuggire che vi siano questioni da vagliare sul piano sia etico che giuridico e, ad avviso di chi scrive, converrebbe che i regulators le affrontassero prima che la pratica si diffonda in ogni dove.

A prescindere da come è costruito, è pacificamente accettabile che ad ognuno di noi sia mostrato un prezzo diverso per il medesimo bene? Ed è giusto che la differenziazione sia basata sul monitoraggio di quello che facciamo online?

Per quei giant tech d’oltreoceano che hanno come asset fondamentale la monetizzazione dei dati personali (Google, Facebook, Amazon, etc.), probabilmente non ci sarebbe nulla di sbagliato in tutto questo perché si tratterebbe di un’evoluzione naturale del loro modo di fare business. E comunque, giusto o sbagliato che sia, occorre prendere atto di una cruda verità: storicamente il rapporto venditore-acquirente non è una democrazia, e tanto meno lo è da quando il rapporto si è trasferito in un digital marketplace globale ed oligoplistico, egemonizzato da pochi in grado di imporre le proprie logiche commerciali a miliardi di persone. Ciononostante, non è detto che lo sviluppo di queste pratiche commerciali abbia vita facile. Specie dopo il caso Facebook/Cambridge Analytica, il pubblico potrebbe mostrare scetticismo riguardo le tecniche di microtargeting volte a influenzare le scelte degli utenti. E, in riferimento ai cittadini UE, questi sistemi dovrebbero fare i conti con le norme a difesa dei consumatori e con le nuove disposizioni in materia di protezione dei dati personali (GDPR e Regolamento ePrivacy)”.

Insomma, come dico sempre, la tecnologia aiuta a vivere meglio, il digitale apre mondi e possibilità infinite, ma bisogna conoscere le cose per saperle gestire e regolarle. In questo contesto, diffondere cultura digitale, continua ad essere un mio obiettivo prioritario.