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Amazon: basta fare pacchi per i resi

“Trovare una scatola per il reso, dello scotch e dover stampare un’etichetta può essere una seccatura” – ha dichiarato la società in un comunicato stampa (il 29 dicembre). “Col nuovo anno la maggior parte dei resi di Amazon potrà essere gestita in modo più semplice e veloce: basterà riportare il prodotto in uno dei nostri centri affiliati, mostrare un QR code e il tutto verrà imballato e spedito gratuitamente”.

Questa novità riguarda per ora solo i cittadini USA che hanno migliaia di punti vendita dove poter effettuare un reso: dai negozi fisici di Amazon, ai negozi Whole Foods, alla catena Kohl’s e negli oltre 5000 uffici UPS.

I resi sono da sempre un “problema” per chi fa ecommerce anche se in America il tasso di reso online (che nel 2021 era del 20.8%) si è allineato nel 2022 a quello del reso nei negozi retail (pari al 16.5%). Che è un gran segnale di maturità il commercio online.

Amazon vuol semplificare la vita a noi utenti?

Sembrerebbe di sì anche se così può ottimizzare ancora meglio le risorse che mette in campo nella gestione dei resi. Se gli utenti si abituano infatti a riportare i prodotti presso centri convenzionati, tutti i flussi saranno più standardizzabili con un evidente risparmio di costi.

Risparmio che in Amazon stanno inseguendo visto che il valore delle azioni è crollato del 50% negli ultimi 12 mesi e che i bilanci sono per la prima volta in rosso dal 2014.

E’ possibile fare marketing “in tempo reale”?

Allora, hai il tuo calendario editoriale pronto, con i contenuti che avevi già pensato di pubblicare e poi… E poi potresti decidere di stupire e divertire i tuoi utenti (se la brand identity lo permette) sfruttando i trend del momento, gli hot topic, dei grandi eventi (tipo Sanremo), delle serie tv che stanno avendo successo (Mercoledì).

Potresti lanciare delle iniziative, dei nuovi prodotti, fare dei meme che riguardano il tuo settore. E’ un tipo di comunicazione molto reattiva quindi la persona che nel tuo team si occupa della creazione di contenuti, dovrebbe essere costantemente aggiornata sui trend del momento.

E’ proprio attraverso i social media che si sviluppano questi trend, ci permettono di interagire maggiormente anche con gli utenti che ci seguono, rendendo i nostri contenuti ancora più coinvolgenti!

L’originalità però non dovrà mai mancare anzi, sarà la protagonista in questa strategia di marketing e comunicazione sui social.

Cosa non fare?

  • Non modificate il vostro modo di comunicare per inseguire un trend passeggero, fatelo solo se ne vale la pena.
  • No alla banalità, si alla creatività. Meglio seguire un trend in meno ma fatto meglio.

I vantaggi quali sono?

  • La possibilità di conversare con i propri consumatori
  • Aumentare l’interesse delle persone verso l’azienda/brand
  • Potersi differenziare dalla comunicazione dei competitor, mica poco?

Cosa dovresti fare?

  • Muoverti velocemente e nel momento giusto, sfrutta un trend prima che inizino a farlo tutti e diventi qualcosa di scontato e già visto!

10 mesi di lavoro e 10 insegnamenti

10 mesi: da marzo a dicembre.

10 mesi di duro lavoro.

10 mesi di gioie, dolori e soddisfazioni.

10 insegnamenti da custodire con cura.

Moondo è un giornale online pensato e creato da CuDriEc nel 2016. Un sogno realizzato investendo risorse economiche dell’agenzia e tutto il nostro tempo extra lavoro. Giorno dopo giorno.

Il giornale è cresciuto negli anni, tanto da destare l’attenzione prima di un grande gruppo bancario, poi di alcuni di privati. In entrambi i casi ci siamo seduti ed abbiamo ascoltato. Un paio di anni di progetti, confronti, richieste di modifiche e cambiamenti. Ma alla fine, per un motivo o per un altro, non siamo riusciti a chiudere un accordo. Inutile recriminare. Sicuramente abbiamo commesso degli errori.

Il più grande è stato deviare dal progetto originale per accontentare le richieste di potenziali investitori. L’errore è stato convincersi che quello era il nostro sogno. Che quello era il giornale che volevamo. 

Abbiamo perso lucidità. Rischiato di perdere il giornale.

A marzo di quest’anno abbiamo ripreso l’idea originale. Azzerato le aspettative. Rimesso tutto in discussione. Ripreso a sognare.

Ora abbiamo di nuovo il nostro giornale, intorno al quale aggregare persone ed aziende che vogliano condividerlo. Possiamo anche cambiarlo, sistemarlo, implementarlo, aggiustarlo, se necessario. Ma lo vogliamo fare tutti insieme, e non perchè ce lo chiede qualcuno dall’esterno. Vogliamo farlo con chi condivide con noi valori, progetti, idee. Perchè il giornale “può essere una famiglia”, come ha scritto proprio ieri in un commento su LinkedIn un amico che ha deciso di unirsi a noi. Sinceramente è il più bel commento che potessimo leggere in questo fine d’anno.

Personalmente cosa ho imparato? Ve lo riassumo in 10 punti.

10 insegnamenti che traggo da questa storia

  1. Gli errori fanno parte della vita.
  2. Dagli errori si deve imparare e ripartire.
  3. Se proprio devi sbagliare, sbaglia con la tua testa.
  4. Meglio fare, sbagliare, imparare e ripartire che restare fermi, immobili, aspettando la fata Turchina.
  5. Si possono inseguire i sogni, a condizione che siano tuoi.
  6. Se per primo doni qualcosa non avrai un cliente oggi, ma potresti aver trovato un amico. Forse un cliente domani.
  7. Condividere quello che sai arricchisce gli altri, ma anche te stesso.
  8. Non esistono concorrenti ma professionisti che, come te, si sforzano ogni giorno di fare altrettanto bene. Cercare di capire cosa fanno meglio è la base per crescere.
  9. Circondati di persone che stimi e con le quali condividi valori, idee, progetti.
  10. Il mondo è molto meglio di quello che ci vogliono far credere.

A chiusura di questo articolo sono doverosi i ringraziamenti a tutti coloro che hanno permesso al giornale di ripartire con rinnovato slancio. Amici, colleghi, professionisti che hanno scelto di condividere un’idea, dare un contributo, concedere un’opportunità per diffondere cultura aziendale e digitale. Siete tutti meravigliosi.

A nome della Redazione gli auguri di un sereno Natale. Sono sicuro che Babbo Natale ci porterà un sacco di novità.

Appuntamento al 2023!

Grazie di cuore.

  • Andrea Lucentini
  • Arianna De Luca
  • Arianna Paoletti
  • Bruna Corradetti
  • Claudio Bagnasco
  • Cristiana Caserta
  • Davide Falletta
  • Davide Giansoldati
  • Enrico Panai
  • Fabio Antichi
  • Fabio Banzato
  • Francesca Rizzi
  • Giulia Bezzi
  • Katia Bovani
  • Le Blogger de LeROSA
  • Letizia Chilelli
  • Mariacristina Palladino
  • Martina Meola
  • Maurizio Primanni
  • Mauro Giacchetti
  • Monia Ciocioni
  • Riccardo Porta
  • Roberta Zantedeschi
  • Roberto Borgia
  • Rudy Bandiera
  • Sara Ferrantini
  • Sergio Bellucci
  • Vincenzo Schettini
  • Vito Verrastro

Sicuramente avrò dimenticato qualcuno. Perdonatemi è l’età 😌

Ti sei mai chiesto quale sia il tuo Talento?

La conosci la parabola dei talenti? Un uomo ricco, prima di partire per un viaggio, consegnò alcuni suoi beni ai suoi 3 servi: al primo regalò 5 talenti, al secondo 2 e al terzo 1 talento. Poi partì.

Il primo investi i 5 talenti facendoli fruttare e raddoppiando il proprio capitale, il secondo lo imitò e fece lo stesso con i suoi 2 talenti.

L’ultimo per timore di sbagliare qualcosa, lo sotterrò.

Quando il padrone tornò dal suo viaggio si complimentò con i primi 2 servi: avevano raddoppiato i talenti.

Il terzo invece dissotterrò il talento e lo restituì al padrone dicendogli “hai visto ho custodito gelosamente il talento che mi avete dato.”

Il padrone lo rimproverò, gli tolse di mano quell’unico talento e lo consegnò al primo servo, sicuro che l’avrebbe fatto fruttare meglio.

Il talento nella parabola fa riferimento alla moneta in uso a quel tempo, ma se cambiamo prospettiva il talento è anche quella nostra capacità di fare qualcosa con estrema facilità, quella capacità innata e personale che ci mostra in quell’ambito come persone eccezionali.

Ti sei mai chiesto quale sia il tuo Talento? Come riconoscere il tuo Talento? Come valorizzarlo?
Il talento è spesso anche associato a quella nostra capacità di fare qualcosa in modo semplice, senza sforzo alcuno.

A volte i Talenti sono sopiti, restano lì in attesa di qualcosa, di un fattore esterno scatenante che ci dia la possibilità di scoprirli e manifestarli.

A volte non sappiamo come impiergarli, non sappiamo dove nel mondo che ci circonda ci sia bisogno proprio del nostro talento.

“La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.” (Seneca)

Talento ed opportunità si sono incontrati in Unicornucopia insieme a Maura Amelia Bonanno che ci ha guidato in un workshop dal tema “Conoscersi per valorizzare i propri talenti con l’Enneagramma”. La mappa dell’Enneagramma ci aiuta in modo diretto, pratico ed efficace a:

  • conoscere gli automatismi mentali, emotivi e comportamentali che limitano l’espressione del proprio potenziale;
  • illuminare i talenti e valorizzare i propri punti di forza;
  • comprendere i reali bisogni, propri e del cliente;
  • migliorare le abilità comunicative e di ascolto;
  • arricchire l’abilità a dare e ricevere riscontro;
  • motivare, coinvolgerle e stimolare la partecipazione.

Cosa pubblicare sulla Pagina LinkedIn?

Le persone sono su LinkedIn per motivi professionali, trovare informazioni, fare rete, seguire aziende in cui vorrebbero lavorare. I contenuti che pubblichi con la Pagina devono generare attenzione verso il brand. Devono interessare i follower. I primi follower sono i dipendenti, senza il loro coinvolgimento, la Pagina per crescere deve pensare anche a loro.

I post che funzionano sono quelli che forniscono valore, non quelli che parlano di prodotti, offerte, vendita.

Pubblica contenuti che coinvolgano emotivamente, che parlano della vita dell’azienda, storie nelle quali i follower si identificano.

Ci sono diverse tipologie di contenuti che puoi pubblicare. Ecco 5 suggerimenti:

  1. Case history con grafiche personalizzate
  2. Articoli scritti dal Ceo e dai manager
  3. Storie e testimonianze dei dipendenti
  4. Riutilizza un contenuto lungo e dividilo in micro-contenuti
  5. Trasforma un contenuto in un altro formato

L’esigenza di un cloud nazionale

Molti mesi fa a Radio Cusano Campus (FM 89.100), assieme a Livia Ventimiglia, abbiamo trattato il tema, di essenziale importanza, del cloud nazionale.

Avere la piena gestione, in ogni Stato Sovrano, di tutti i dati della popolazione, equivale a proteggere e tutelare la sicurezza di quella popolazione.

Ora che è in fase di progetto la Rete Unica, con un partenariato di TIM e OPEN FIBER, il Governo, con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alessio Butti in prima linea, esprime i medesimi, fortissimi, dubbi, venuti alla luce in quella trasmissione radio.

Come può una Rete a controllo pubblico essere gestita dai Big Tech o da Aziende a fortissima partecipazione straniera capaci di controllare ogni informazione di ogni singolo cittadino che lo Stato dovrebbe invece salvaguardare?

L’affidabilità, la modernità e l’evoluzione, anche in senso sostenibile, di uno Stato oggi passa attraverso il grado di digitalizzazione di quello Stato e, fondamentalmente, dalla visione e dalle competenze messe in campo per traghettare tutta la sua popolazione verso un buon futuro, consapevole e responsabile.

35 idee per il tuo calendario editoriale

Se non hai abbastanza creatività per la creazione dei contenuti dei tuoi profili social, allora preparati a salvare e condividere questo post! Ho cercato di unire tutte le idee che avevo in mente, i consigli utili vanno condivisi no? Mi raccomando, fatemi sapere cosa ne pensate!
 
1. Casi studio
2. Aggiornamenti sulla tua azienda
3. Eventi
4. Post informativi che rimandano al tuo blog
5. Meme spiritosi
6. Dietro le quinte
7. Racconta il tuo team
8. Anticipazioni sui prodotti
9. Inserimento di nuove Persone
10. Domande e Risposte più frequenti
11. Video interviste
12. News del settore
13. Partecipazioni ad eventi
14. Collaborazioni e Partnership
15. Rubriche a tema
16. Giornata mondiale
17. Ricerche di mercato
18. Inaugurazione nuovi spazi aziendali
19. Storia dell’azienda
20. Nuove offerte
21. Sondaggi
22. Contest a premi
23. Cosa fare per la sostenibilità
24. Miti da sfatare
25. Sconti (se risolvi l’indovinello) (se porti un cliente)
26. Recensioni e feedback
27. Offerte a tempo limitato
28. Citazioni
29. Curiosità
30. Tips &Tricks: Consigli e suggerimenti
31. Completa la frase
32. Tutorial
33. Ripubblica contenuti che parlano di te
34. Come risparmiare su…
35. Dirette
 
Buon lavoro!

Leader si nasce o si diventa?

Non si può essere un leader per gli altri, se prima non lo si è per se stessi. Se non siamo in grado di guidare noi stessi verso una direzione chiara e definita, come possiamo pensare di convincere altri a seguirci?

Ma, c’è un ma… non tutti coloro che hanno un “seguito” sono dei leader.

Basta pensare al fenomeno degli influencer e dei loro follower. Attenzione, gli influencer sono dappertutto, non solo tra chi utilizza Instagram, YouTube, Twitch o TikTok, ci sono influencer anche qui su LinkedIn. E non c’è niente di male ad esserlo!

Ve ne sono anche fuori dal mondo digitale. Tra i giornalisti, ad esempio, gli sportivi, i divi della tv o del cinema.

Quello che oggi chiamiamo “influencer” ed al quali spesso i brand si affidano per promuovere i propri prodotti, nel mondo reale lo abbiamo sempre chiamato “testimonial”. Gli davamo un fustino di detersivo, eleggendolo garante della credibilità del nostro messaggio pubblicitario (dei relativi prodotti o del brand stesso).

Dai un gran passo avanti l’abbiamo fatto… “influencer” fa molto più figo!

Ma soprattutto sposta l’attenzione dal prodotto al personaggio. E qui in termini di marketing mi sembra che abbiamo fatto un bel passo indietro… ma sono punti di vista. 

La differenza sostanziale tra un leader ed un influencer sta tutta nel cosa “costruisce”: il leader costruisce consenso, l’influencer costruisce follower.

Il leader lascia un segno nella storia, perchè con la sua visione cambia il mondo.

L’influencer con i suoi follower al limite cambia il suo conto in banca. L’unico consenso che costruisce è basato su se stesso. Parafrasando Margaret Thatcher potremmo dire che il leader cerca di fare qualcosa, l’influencer cerca di essere qualcuno.

Attenzione non ce l’ho con la figura dell’influencer, assolutamente, anzi ha tutto il mio rispetto. Fintanto che si limita a fare il suo lavoro. Se, nel delirio di onnipotenza dato dal numero dei follower, pensa di essere anche un leader e guidare le folle, allora mi permetto di dire che non è il suo mestiere. E spesso ne abbiamo avuto dimostrazione…

Come si diventa leader?

Molti dicono che leader si nasce. Indubbiamente avere delle doti naturali aiuta molto, ma con studio ed applicazione ci si può diventare. La prima cosa da fare è provare a rispondere a queste 10 domande:

1.    Dove voglio andare?

2.    Come ci arrivo?

3.    Cosa so fare?

4.    Cosa mi appassiona?

5.    A quali valori (personaggi) mi voglio ispirare?

6.    Come voglio apparire?

7.    Come voglio agire?

8.    Quali capacità personali e professionali devo migliorare?

9.    Quali capacità personali e professionali devo acquisire?

10.  Quale formazione mi serve mantenere nell’arco della vita?

Secondo Cheryl Richardson (life coach) “per guidare il corso della tua vita, devi assumerti la piena responsabilità di tutto ciò che accade. Smetti di incolpare gli altri o di aspettare che qualcuno venga a salvarti”.

Quali sono le caratteristiche di un leader?

Un grande leader “ha” ed “è” allo stesso tempo molte cose.

Un leader ha:

1.  Visione

2.  Intelligenza emotiva

3.  Capacità comunicativa

4.  Presenza personale

5.  Passione

6.  Coraggio

7.  Ambizione

8.  Team di valore

allo stesso tempo è:

9.  Riconoscente

10.  Imparziale

11.  Tenace

12.  Responsabile

13.  Onesto

Insegnamenti da grandi leaders

Voglio concludere questa breve trattazione sulla figura del leader con delle frasi di leaders che hanno scritto pagine indelebili di storia. Le frasi sono tratte dal libro “Ritratti di leadership” di Emilio Iodice:

  • Non temo questi uomini ben nutriti e dai capelli lunghi, ma quelli pallidi e affamati (Gaio Giulio Cesare)
  • Qualcosa ben fatta, è fatta in modo rapido (Cesare Augusto)
  • La confidenza toglie riverenza, ma il distacco spinge alla diffidenza (Napoleone)
  • Se da una parte non dichiariamo nessuna guerra contro il capitale, dall’altra vorremmo offrire al più umile degli uomini la stessa opportunità di arricchirsi di chiunque altro (Lincoln)
  • Leadership non significa scoperta del consenso, ma elaborazione del consenso (Martin Luther King)
  • Restare distaccati non è una soluzione, ma un vile pretesto (Eleanor Roosevelt)
  • Viviamo di ciò che guadagniamo. Ci costruiamo la vita con ciò che doniamo (Winston Churchill)
  • Mi rallegro sempre moltissimo quando un attacco è particolarmente offensivo perché penso, bene, se mi attaccano sul piano personale vuol dire che non hanno più un solo argomento politico (Margaret Thatcher)
  • Fare il meglio che puoi adesso ti mette nella migliore condizione per il momento successivo (Oprha Winfrey)

🫵 Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo!

Blog per ecommerce: come crearlo?

Un blog per ecommerce è necessario, il problema sta nel come crearlo perché supporti nella fidelizzazione e nella vendita dei prodotti, andando a spremerlo il più possibile per trarre benefici dai suoi contenuti. Già, perché spesso vedo blog buttati lì, con i soliti bruttissimi contenuti, magari adesso totalmente scritti da ChatGPT “così facciamo traffico” senza pensare che è la nostra voce, che è la nostra possibilità di evitare che i potenziali acquirenti si rivolgano ad altri negozi online, che è il luogo in cui possiamo colloquiare con chi già acquista da noi.

BigCommerce, dice che il 40% delle entrate di un’azienda di ecommerce proviene da clienti fedeli, per esempio, e di sicuro il blog è un ottimo modo per coccolarli, con contenuti studiati appositamente per stimolare, ispirare e approfondire.

Per cui vediamo insieme un blog per ecommerce come crearlo.

Layout per blog di ecommerce

Prima di pensare a qualsiasi contenuto è necessario pensare attentamente agli spazi: dobbiamo informare e stimolare all’acquisto e non dobbiamo lasciare che l’utente se ne vada senza aver compiuto un’azione, quantomeno l’iscrizione alla nostra newsletter.

Partiamo dal fatto che le persone scansionano un testo e non lo leggono (NN Group “How People read online“) e che se vogliamo si soffermino a compiere qualsiasi azione, sul nostro blog per ecommerce, dobbiamo solleticare parecchio l’attenzione e ricordare che le persone continuano a non voler sprecare tempo online o fare fatica.

Il risparmio cognitivo, studiato da E. Rosch in termini di linguaggio, resta ancora uno dei punti cardine della nostra capacità di cercare informazioni online: le migliori informazioni in meno tempo possibile. Conosco un motore di ricerca che è diventato il più usato al mondo proprio perché ha risposto a questa necessità, si chiama Google.

Il layout di un blog per ecommerce, quindi, deve avere queste caratteristiche:

  • contenuti fuori dal comune sugli intenti di ricerca informativi comuni, non ci dobbiamo limitare alla scrittura ma pensare ad arricchire la pagina di contenuti immediati come infografiche, immagini esplicative, video e audio;
  • blocchi grafici intuitivi per spingere alla vendita mentre scrolliamo il contenuto iper pertinenti a ciò che stiamo leggendo e più persuasivi possibile;
  • call to action, poche ma buone, qui stiamo informando le persone evitando lo facciano da un’altra parte, se vogliamo che vengano compiute informazioni differenti dalla mera lettura del contenuto, è il caso di evitare di indispettire con un parco giochi di clicca qui.

Se vogliamo il blog per ecommerce è paragonabile al commesso o commessa del negozio: ti accoglie, ti spinge alla vendita con delle informazioni di valore, aggiunge altri acquisti non pensati perché “come ti starebbe bene questo insieme a questo“. Con delicatezza, senza insistere e, alla cassa, ti chiede se vuoi la Fidelity Card.

Prediamo per esempio Actesso, blog del Regno Unito, per l’acquisto di supporti medici. Gli articoli hanno dei contenuti davvero utili e interessanti con immagini create ad hoc per accompagnare il testo.

Solo alla fine dell’articolo, vengono suggeriti i loro prodotti, ma prima è stato spiegato precisamente tutto ciò che ha a che fare con la fascite plantare, dal perché alla terapia, passando agli esercizi di fisioterapia precisamente descritti e solo alla fine si pensa alla vendita.

Contenuto di un blog per ecommerce

La tristezza infinita mista alla banalità è ciò che più mi viene da pensare nella stragrande maggioranza degli ecommerce nei quali vedo il blog e, mea culpa, in passato anche per causa mia perché, diciamoci la verità, il compito del SEO specialist era: portare traffico organico senza costare troppo. E, alla fine, non può essere: avere traffico e non farsene nulla dando anche quella sensazione di pochezza perché le informazioni sono tutte uguali non fa vendere, fa scappare.

E, secondo me, è anche uno dei motivi per cui ChatGPT e company mandano e manderanno a casa un sacco di copywriter. Brutto a dirsi ma, all’ennesimo contenuto identico, senza nulla di piacevole, differente, che faccia comprendere la famosa EEAT di Google (Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità) sta che i nostri clienti scelgano di farsi scrivere un contenuto da una macchina che pesca conoscenza dalla pochezza già presente online.

Basterebbe seguire le linee guida dei quality rater per evitare di raccontare a persone che dovrebbero comprare da noi inutilità e futilità banali senza fine.

Viene chiesto di verificare che ci sia:

  • impegno nella creazione del contenuto, anche se viene utilizzata una AI (lo dice nemmeno tanto tra le righe), per ottenere qualcosa di soddisfacente;
  • originalità, verificando che non siano contenuti copia e incolla di altri siti web, che ci sia unicità in ciò che proponiamo;
  • talento o abilità, misurando quanto ciò che viene letto renda l’esperienza soddisfacente all’utente;
  • accuratezza, specie su pagine YMYL (quei contenuti che hanno a che fare con la nostra salute e le nostre finanze), misurando se ciò che si legge è veritiero, sostenuto da riferimenti bibliografici, consolidato grazie al parere di esperti.

E, se la tentazione è scrivere un milione di articoli per stimolare il traffico, io consiglio: meno ma veramente spettacolari e da poter poi utilizzare in tutti gli altri canali di conversione. Con un post di blog si può:

  1. arricchire la newsletter smettendola di inviare solo sconti che ne abbiamo a pacchi;
  2. creare diversi post per i social, senza dover riscrivere la ruota;
  3. leggere il contenuto, magari utilizzando la voce dell’author, così da permettere di avere un simil podcast e permetterne la fruizione anche quando si è in movimento;
  4. trasformare il contenuto in un lead magnet da associare all’iscrizione della tua newsletter, insieme al solito meraviglioso sconto del 10% al primo acquisto;
  5. evitare di creare sempre qualcosa di nuovo se si è pensata bene l’architettura di contenuti, con evergreen e tendenze del momento insieme a contenuti facilmente aggiornabili, perché le persone non avranno mai ricordo, dopo tempo, di ciò che hanno letto e potranno trovarne giovamento anche se il contenuto viene nuovamente ricondiviso.

Potremmo parlarne all’infinito, e io sarei pronta a farlo, ma già iniziare a pensare che, nel 2023, possiamo ottimizzare dei tempi grazie alle AI e concentrarci nel creare davvero il nostro un blog per ecommerce di valore ed evitare che ci siano solo blogger a parlare di noi che, di sicuro, non sono interessati a vendere più prodotti e servizi nostri, non sarebbe male.

Tutto ciò che ho riportato sopra richiede tempo e denaro, senza se e e senza ma, è necessario valutare bene l’investimento, comprendere quanto può portare al nostro mercato e, a quel punto, farlo bene sul serio o un blog per ecommerce servirà solo per portare traffico organico sporco con cui pesare solo sui server.

Digitalizzazione: siamo in ritardo… e non vogliamo neanche recuperare

Se l’Italia è divenuta facilissimo bersaglio degli hacker, tanto da avere subito il 169% in più di attacchi nel 2022 (rapporto annuale del Clusit, condotto su 148 paesi). Se la dirigenza politica del Paese non ha ancora consapevolezza del ruolo nevralgico che il digitale ha nelle attività pubbliche e private della cittadinanza, mostrando più interesse per il solito vecchio clientelismo, piuttosto che a salvare il Paese da implosione certa.

Se in ambito scolastico è a tutt’oggi inesistente una formazione tecnica propedeutica allo studio diffuso delle discipline STEM,
come si può pensare di ridurre il gap, circa il grado di digitalizzazione, con gli altri Stati (vedi l’indice DESI) e rendere l’Italia una nazione moderna, competitiva e, soprattutto, protetta dagli “invasori cibernetici”?

Procrastinare ancora interventi di sicurezza risolutivi, date anche le recentissime dimissioni del direttore dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Roberto Baldoni, significa esporre gli italiani a gravissimi rischi e pericoli.

Cosi come, procrastinare ancora un serissimo piano di digitalizzazione per il Paese, vuol dire perdere il treno della transizione digitale, che ha scadenza nel 2030, con deleteria ricaduta anche economica, non solo per la perdita dei fondi del PNRR, ma perché è ormai indissolubile il legame che unisce l’economia nazionale all’evoluzione tecnologica di ogni Paese.